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venerdì 29 dicembre 2017

Il mio 2017 birroso

Siamo giunti alla fine di questo 2017 che è stato, manco a dirlo, ricco di birra artigianale.

Un anno intenso, con diverse occasioni che mi hanno portato in varie zone d'Italia per "verificare" sul campo, quanto la birra artigianale sia diventata parte del nostro vivere.
Le sortite a Roma sempre più frequenti mi hanno permesso di assaggiare birre altrimenti impossibili da ritrovare alle mie latitudine; e mi hanno permesso altresì di conoscere tante persone con le quali ho condiviso bei momenti e diverse decine di birre!

In questo articolo di fine anno non voglio stilare una classifica assoluta delle migliori bevute, in quanto molto hanno preso vita solo sulla pagina Facebook che vi invito ovviamente a seguire per tutti gli aggiornamenti quotidiani.
Ecco allora cinque articoli che hanno caratterizzato il 2017 birroso di questo blog, con l'augurio di una felice fine e un grandioso inizio 2018.


Vi ricordo inoltre che potete seguirmi su Instagram, Twitter e Untappd.
Buone feste e buona birra.
Cheers


mercoledì 29 novembre 2017

Riflessioni personali sul drink fresh.

Domenica mi trovavo, al solito, in giro per una birretta serale.
Ordinata la mia pinta, nella fattispecie la Koral di Hammer, e portata al naso, ho avuto un flash; improvvisamente ho formulato una riflessione sull'importanza della freschezza in una birra, come accennato la sera stessa sulla pagina Facebook del blog.
Ora voglio aggiungere qualche tassello a questa riflessione.

Facciamo un passo indietro però.
Come vi scrissi in questo articolo, io sono un fervido sostenitore del drink fresh, del consumo nel più breve termine possibile delle birre, sopratutto quelle a carattere luppolato.
Al netto degli isterismi che ultimamente hanno contaminato la scena italiana, l'accento sul consumo rapido di determinate birre è un fattore imprescindibile nella gestione di un locale.
Da appassionato e sopratutto seriale bevitore in questi anni una mia idea su cosa preferire nella scelta dei prodotti, me la sono fatta. E domenica sera i primi sorsi di quella Koral l'hanno cementata ancor di più.

Partiamo da un primo assunto fondamentale: in un buon 90% dei casi attendere per bere una birra e quindi farla invecchiare per mesi se non addirittura anni, è un'idea fallace.
I rari casi contemplati rappresentano comunque un rischio e sono sopratutto dedicati a tipologie di birre molto particolari che ben si prestano, almeno sulla carta, ad un consumo più dilatato nel tempo.
Se volete approfondire l'argomento, vi rimando a questo articolo.
Dall'assioma di cui sopra è facile dedurre che per preservare la freschezza e proprietà organolettiche della birra è indispensabile far ricadere la propria scelta su birre che non hanno passato buona parte della propria esistenza su camion e in magazzini non refrigerati.
Da consumatore la mia scelta sulle luppolate quindi ricade nel 99% dei casi, esclusivamente su birre italiane.

lunedì 9 ottobre 2017

EurHop 2017. Come è andata. Capitolo Primo: Italia

Appena rientrato alla base dopo l'evento che tutti gli appassionati attendono di anno in anno: EurHop, il festival dedicato alle birre artigianali.

Ogni anno ottobre vuol dire EurHop, senza dubbio il festival più importante che abbiamo in Italia e uno dei maggiori in Europa. Non per nulla, ogni anno riunisce migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo e il livello dei birrifici si alza ogni anno di più.
Come ampiamente pronosticato lo scorso anno la location, per quanto bellissima, inizia davvero ad essere stretta. Affluenza notevole anche nelle ore pomeridiane a differenza degli scorsi anni che risultava vivibile almeno fino alle 20 circa.
Fortunatamente il meteo è stato clemente quindi ci si poteva accomodare fuori, sia alle numerose panche sia sugli scalini del Salone delle Fontane.

Ma parliamo di birra ovviamente e in questo capitolo primo, voglio concentrarmi sulle produzioni nostrane. In un contesto come quello di EurHop, dove si fa a gara per assaggiare produzioni provenienti dall'altro capo del mondo facendosi trascinare da hype e curiosità.
Tutto giustissimo, sia chiaro, io per primo ho messo in lista diverse produzioni americane ad esempio, ma mai come quest'anno credo di aver bevuto tante birre italiane di grande livello.
Partiamo subito da quelle che sono conferme ogni volta che me le ritrovo nel bicchiere. Vento Forte e le sue creazioni luppolate hanno sempre una marcia in più. Pale Ale, Session #32 e la nuovissima cotta della New England IPA Sheepes sono grandi esempi di eleganza e bilanciamento.
Ho provato poi altre due creazione del birrificio di Bracciano, la Bobby Brown, brown ale molto centrata con note di nocciola e una suggestione di amaretto che la rendeva molto interessante; e la vera sorpresa..la Ninfa. farmhouse affinata in botti ex vino rosso con aggiunta di albicocche. Birra molto ben fatta, profumata, con un'acidità mitigata benissimo dalla dolcezza del frutto.
In tema di birre luppolate, non si può non citare Hammer. Son birre che bevo spesso, oserei dire quotidianamente e mi sono quindi concentrato su quella che ancora non avevo incrociato: la Workpiece American IPA, vero mostro di pulizia ed equilibrio racchiusi in 7 gradi che ne dimostrano poco più della metà.

venerdì 22 settembre 2017

Le 6 frasi ad effetto per sembrare un esperto di birra artigianale

Vuoi atteggiarti ad esperto di birra senza averne la minima conoscenza? Ecco sei frasi da imparare e ripetere per stupire il tuo pubblico!

DISCLAIMER: Articolo carico di ironia.

Scriviamolo chiaro e tondo: la birra artigianale è diventata una moda!
Tutti ne parlano, tutti vogliono conoscerla, tutti vogliono provarla, tutti vogliono produrla e tutti vogliono venderla.

Le 6 frasi ad effetto per sembrare un esperto di birra artigianale

Se i primi tre casi rappresentano una cosa positiva, gli ultimi due un pò meno, specialmente se non si ha la benché minima idea del prodotto ma si vuole solo star al passo coi tempi.
Ovviamente l'inesperienza e voglia di apprendere sono una cosa positiva sia dal punto di vista del consumatore sia da quello del publican/birraio.
"Non si nasce imparati!" diceva il grande Antonio De Curtis! Se si è mossi da passione, il voler intraprendere il viaggio nella conoscenza, seppur lungo e potenzialmente infinito, è una dote da ammirare.
Purtroppo però la via più facile spesso, almeno nelle lande in cui abitualmente gravito, è mascherarsi da esperto ed appassionato davanti al proprio pubblico!

Che siate appassionati o meno, eccovi quindi sei frasi ad effetto per svolgere al meglio il ruolo sociale che avete deliberatamente scelto impersonare e svolgere!

giovedì 3 agosto 2017

Tasting night con le birre polacche di Artezan, Pracownia Piwa e Widawa.

Ultimo appuntamento prima della pausa estiva con i nostri consueti tasting. Stavolta abbiamo dedicato l'intera serata alla fervente scena polacca.

Forse abbiamo osato questa volta, stappare cinque birre di notevole potenza alcolica con le temperature torride che si stanno registrando in questi giorni, ci sembrava un'idea proibitiva...ma ce l'abbiamo fatta!
Tasting night con birre polacche di Artezan, Pracownia Piwa e Widawa birre recensione blog birra artigianale

Seguo sempre con grande attenzione la scena polacca, che da qualche anno a questa parte ha prodotto diversi birrifici eccellenti oltre che manifestazioni di tutto rispetto. Da ciò che leggo in giro e da quello che saltuariamente mi capita di bere, mi sono fatto l'idea di una scena molto interessante, con uno zoccolo duro di appassionati veri a forti tinte geek devo ammettere, ma che rendono il tutto stimolante per gli addetti ai lavori, dai birrai ai publican. E la cosa mi è stata confermata anche da alcuni ragazzi polacchi con cui ho piacevolmente passato un pomeriggio di qualche settimana fa. Grazie a loro poi ho iniziato a leggere con molto piacere il blog di Tomasz Koypra.

martedì 13 giugno 2017

Se l'industria acquista i siti di rating

Qualche considerazione in merito all'ultima novità in tema di acquisizioni da parte dell'industria. Dopo i birrifici. è stata la volta del più famoso sito di rating: Ratebeer!

In questo inizio di giugno molte delle notizie del web beer oriented riguardano le strategie delle multinazionali del settore per cercare di scardinare il microcosmo craft.
Fare una cronistoria completa degli attacchi dell'industria al mondo artigianale sarebbe davvero complessa oltre che lunga.
La prima volta che parlai di questa lotta in atto fu in occasione dell'acquisizione di Ballast Point ad opera del colosso Constellation Brands; che pur non rappresentando di certo una novità nel mondo craft americano, a suo modo poneva ancora di più forti dubbi sul destino dell'indipendenza dei birrifici artigianali.
In Italia ci siamo accorti di questa guerra in atto molto tempo dopo; dapprima con il tentativo pretenzioso e assurdo di Carlsberg nei confronti del locale romano Luppolo Station, chiusosi con un nulla di fatto, come ampiamente preventivabile.
Il vero shock il mondo della birra artigianale italiana lo ha avuto con l'acquisizione da parte di AB-InBev di Birra del Borgo, una delle realtà italiane più floride nonchè uno dei birrifici che ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita della scena italica.
Forse solo allora anche il neofita ha preso coscienza della vera minaccia dell'industria.
Se l'industria acquista i siti di rating ratebeer untappd
Credits

L'ultima azione di questo grande disegno è stata l'acquisizione  (in parte) di Ratebeer sempre ad opera del colosso AB-InBev, vero padrone del mercato della birra mondiale. Non era mai accaduto prima d'ora che il lato oscuro (passati il termine un pò cinematografico) si spingesse persino nei territori più inesplorati anche dagli appassionati stessi, le terre dei raters!
Se seguite il mio blog avete sicuramente già sentito parlare di Ratebeer, il più grande e famoso sito di beer  rating che ha visto aumentare notevolmente la sua popolarità grazie alle annuali classifiche che vengono stilate a fine anno. Migliori birre, migliori birrifici, i migliori esempi declinati stile per stile, e persino i migliori utenti, i raters più prolifici. Insomma un meccanismo mica male, che negli anni ha ingolosito la comunità di raters sopratutto perchè spesso i birrifici premiavano gli individui più prolifici a suon di birre celebrative.
Un mondo dai contorni folli ma decisamente interessante.

lunedì 22 maggio 2017

Primavera e primi caldi. Ecco 5 birre per rinfrescarsi!

Puntualissimo il caldo di maggio ci ha già dato un assaggio della sua potenza di fuoco. Occorre quindi correre immediatamente ai ripari. Ecco le 5 birre per combattere questi caldi primaverili.

Nonostante il weekend che è appena passato è stato all'insegna di piogge torrenziali e vento fresco, questo maggio ha già mostrato la sua indole nelle scorse settimane, facendo sfiorare le colonnine di mercurio ai 30 gradi!
Capite bene che sopportare tali temperature prima che arrivi l'estate è un'ardua impresa; per me che non ho particolare feeling con le belle stagioni poi, è davvero un supplizio.
Primavera e primi caldi. Ecco 5 birre per rinfrescarsi! Mini Hammer Salada Lariano Estivale La Rulles NEIPA Crak Oude Geuze blog birra artigianaleDiventa quindi un imperativo recarsi in qualche locale a bere qualche birra per rinfrescarsi!
Al pari degli anni passati, ecco allora le 5 birre per rinfrescarsi in questo maggio torrido!

1) MINI - HAMMER. Partenza alla grande con uno dei miei birrifici preferiti. La creatura di Marco Valeriani (qui la mia intervista al Birraio dell'Anno) sta sfornando perle su perle, e questa Mini non fa eccezione. Nata come evoluzione della one shot del progetto Workpiece, la Mini entra nella produzione base del birrificio nella primavera di quest'anno. Luppolata con Mosaic e Citra, si presenta con una veste d'oro e un bel cappello di schiuma compatta e di buona persistenza. Eccezionale freschezza al naso, complice anche una data di produzione recentissima, dove emergono note di frutta esotica e di agrumi con quella suggestione che gli americani chiamano dank. La bevuta scorre veloce con punte agrumate e un finale intensamente amaro e secco. E' la mia birra dell'estate senza ombra di dubbio.

mercoledì 17 maggio 2017

Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra

Dopo un breve periodo di assenza torna la rubrica dedicata alle birre acquistabili al supermercato. Oggi vi parlo dell'ultima nata in casa Duvel, la Tripel Hop Citra!

In questo articolo vi spiegai che non sempre è necessario recarsi al beershop per bere una buona birra. Con una buona dose di fortuna, alcune accortezze e sopratutto con la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un compromesso fra una buona qualità ad un prezzo conveniente!

9 volte su 10 io acquisto nei beershop, ma ogni volta che faccio la spesa, mi fermo sempre volentieri davanti agli scaffali della GDO dedicati alla birra. Il più delle volte, mestamente tiro dritto, non trovando nulla di interessante, ci sono casi invece (rari in realtà) in cui riesco a mettere qualcosa di interessante nel carrello.
Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra diario birroso blog birra artigianale
Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra
Nei primi due appuntamenti con Bevute da Supermercato, vi ho parlato della Leute Bock e della Blanche de Namur, entrambe facilmente reperibili in qualsiasi buon supermercato.
Oggi invece, rimanendo in Belgio, vi parlo della Tripel Hop Citra della famosissima Duvel.
Birrificio che ha contribuito alla storia mondiale della birra con uno dei massimi esempi di belgian strong ale: l'omonima Duvel nata nel 1923.
Ormai divenuto un marchio a diffusione industriale, ha incorporato in sè negli anni diversi microbirrifici europei e persino americani.

martedì 21 marzo 2017

Artigianale e industriale: convivenza possibile?

Oggi provo a dire la mia riguardo la vecchia ed annosa questione della possibile convivenza all'interno di uno stesso locale di birre industriali e birre artigianali.


Fugo subito ogni dubbio o equivoco derivante dal titolo: per me NON è possibile.
O meglio non è auspicabile, se non come un inizio verso un passo più grande.
Ma andiamo per gradi.

Qualche settimana fa, sul web birrario, si è discusso a lungo e in maniera anche abbastanza accesa sulla presenza o meno di alcune birre artigianali in locali con un'impostazione decisamente lontana da questo mondo.
Comprendendo bene che il nocciolo di quella questione non era la semplice coesistenza nello stesso locale di due modi di intendere e fare birra contrapposti. ha acceso, o meglio riacceso in me,  qualche riflessione pur spostandomi su altri livelli.

Artigianale e industriale: convivenza possibile? blog birra artigianale

Partiamo dal fatto che non è il luogo a fare la differenza! Non è lì che risiede il problema.
Negli Stati Uniti i grandi birrifici craft piazzano le proprie birre anche nei negozi delle area di servizio, oppure nei chioschi di street food. Onestamente l'idea di fare tappa in Autogrill e mangiare un camogli accompagnato da una buona birra italiana, non mi dispiace affatto, anzi!
Per la mia visione della birra, tutto gira attorno alla professionalità di chi la somministra, come spiegavo meglio in questo articolo.

martedì 14 marzo 2017

Cosa e dove ho bevuto durante la Settimana della Birra Artigianale 2017

Settimana della Birra Artigianale, ormai una piacevole istituzione per l'Italia brassicola; impossibile quindi non prendere parte a questa grande festa ed approfittare per bere qualcosa!

Da sette anni l'Italia artigianale attende tutto l'anno la settimana più birrosa per festeggiare ed onorare la sacra bevanda che tanto ci appassiona! L'idea e l'intuizione di Andrea Turco di Cronache di Birra è stata molto semplice ma efficace: riunire tutta l'Italia brassicola in un unico grande bancone lungo una settimana intera. Prendere parte a questa grande festa è semplicissimo: avere voglia di bere buona birra e divertirsi! Nel corso degli anni gli aderenti sono aumentati in maniera esponenziale e ormai trovare un locale che non aderisca a questa iniziativa diventa davvero un arduo compito. Merito quindi della coinvolgente organizzazione che di anno in anno ha attirato un numero sempre maggiore fra appassionati e locali.

Io prendo parte a questa festa dagli albori, e da quando ho fondato Diario Birroso, ne approfitto per raccontarvi le mie scorribande durante questa settimana, qui e qui trovate i resoconti dei due anni precedenti.
Non posso non partire dall'unico locale di Foggia che ha aderito alla Settimana della Birra Artigianale: lo Zapoj! Da qualche anno infatti è uno dei pochissimi pub della mia zona che ha deciso di puntare molto sulla buona birra abbinata ad un'eccellente cucina che si colloca a metà fra il classico pub e una braceria di livello. Ad un impianto di spine a sei vie con un paio di queste che variano quasi mensilmente, offre anche una studiata selezione di bottiglie che viene aggiornata a seconda delle novità. Quella che ha inaugurato questa settimana è stata la doppietta Hammer, la Spring e la Wave Runner, di cui vi ho rispettivamente parlato in questo e quest'altro articolo. Se mi seguite da un pò, avrete certamente letto le mie lamentele riguardo all'arretratezza in fatto di birra artigianale del mio territorio; quindi mi crederete se considero una grande conquista trovare in un pub alcune referenze di Hammer, uno dei birrifici più importanti d'Italia!

Come avrete letto sulla pagina Facebook del blog, tuttavia la birra che ha inaugurato la mia settimana è stata la Stonehenge di Lariano, una profumata e morbidissima rye IPA con note fruttate e citriche e qualche suggestione di balsamica! Ancora una birra fresca e luppolata e ancora a firma di Lariano; con amici abbiamo stappato la Vergött, una delicata white IPA che coniuga note speziate ed acidule tipiche delle witbier, e sentori agrumati, di arancia amara e lime.
Una delle birre più strane che ho incrociato in questi giorni è senza dubbio la Heavy Water di Bearvertown, birrificio inglese mai banale, di cui ho assaggiato ottime cose ma anche produzioni poco riuscite secondo i miei gusti. La lattina di Heavy Water, curatissime come da copione, recita inequivocabilmente sour cherry and sea salt imperial stout.  Smaltito lo sbigottimento iniziale decisamente studiato dall'attivissimo reparto marketing del birrificio londinese, mi trovo di fronte una birra nera come la pece, con una ricca schiuma cappuccino. Il naso è un mix di note tostate e sentori aspri di frutta a bacche rosse. In bocca ricalca quanto avvertito al naso riuscendo ad essere equilibrata e gradevole nonostante gli elementi in gioco siano così particolari. Non semplicissima da bere, anche per i suoi nove gradi alcolici, ma sicuramente una birra da provare.

lunedì 6 marzo 2017

Il mestiere del publican

Qualche riflessione sul mestiere di publican.

Oggi inizia la Settimana della Birra Artigianale e io voglio buttare giù qualche pensiero in relazione ad una delle figure più importanti dell'intera filiera della birra: il publican.

Mutuato dalla tradizione inglese, la parola publican, ossia il gestore/proprietario di un pub, viene utilizzata ormai anche in italiano. Tuttavia è una parola spesso abusata, e a mio modesto avviso, poche sono le figure che possono fregiarsi di questo titolo. Eh si, perché non basta possedere un locale, mettere quattro birre in croce per diventare un buon publican!

Diversi anni fa mi piacque molto uno scritto del blog Hoppy-Hour, che attualmente credo sia stato chiuso, una sorta di inno al publican perfetto. Qui è stato riportato integralmente qualora vogliate leggerlo. E' uno scritto attualissimo, con cui mi ritrovo totalmente in accordo.

Uno degli elementi fondamentali, oltre alla conoscenza del prodotto e all'estrema competenza in materia, è la passione. Occorre davvero porre l'accento su questo elemento a mio avviso imprescindibile. Appassionarsi alla birra artigianale 15 anni fa voleva dire fare un salto nel vuoto, rischiare tutto per il solo amore e la sola passione verso questa bevanda. Io ricordo ancora uno dei pub storici del mio territorio e il suo compianto proprietario, che dovette inserire nel suo menu anche birre industriali per evitare di attirarsi le ire dei clienti. Era l'epoca in cui avere una seppur piccola selezione di birre belghe in un locale, qui, nel profondo Sud Italia, era motivo di orgoglio e di vanto. Magari non era remunerativo, ma per chi ha passione può bastare anche poco per sentirsi ripagati ed appagati. Ero appena maggiorenne forse, e la birra ancora non faceva parte della mia vita come oggi, ma scovare una tantum, in quel posto, qualche birra dall'etichetta particolare e dai sapori diversi, era un diletto che mi piaceva moltissimo. 

martedì 14 febbraio 2017

Questione di freschezza!

Oggi provo a dire la mia su una delle più annose questione che attanaglia il mondo della birra artigianale, dai birrai ai fruitori, passando per i venditori. Parlo della freschezza delle birre. Quando è necessaria? 

Sabato pomeriggio mentre sorseggiavo in quel di Amarillo34, una Killer Queen di Hammer infustata da meno di una settimana, mi è venuto in mente di scrivere un pezzo sull'importanza della freschezza in una birra, al netto chiaramente del fanatismo e dell'isteria. 
Ma andiamo per gradi.
Questione di freschezza data imbottigliamento birra artigianale

Se navigate un pò nel mare magnum della birra artigianale, una delle prime cose che credo avete assimilato è che una birra che ha nell'apporto del luppolo la sua peculiarità principale, deve essere consumata quanto più fresca possibile.
Il motivo principale, senza voler entrare in dettagli chimici che mastico poco, è che il profilo luppolato viene scalfito dal passare del tempo, al netto di una conservazione ottimale.
Del resto, il grido Respect hops, consume fresh! è, o quantomeno dovrebbe essere, un must da inserire in etichetta, per ogni birraio assennato. 
Il discorso tuttavia non può essere totalmente rimesso nelle mani del birrificio, ma è utile che sia equamente distribuito durante tutta la filiera, lasciando al consumatore finale la facoltà di decidere se bere o meno una determinata birra a tot mesi dall'imbottigliamento.
E' proprio da questo dato che è utile, secondo me, partire.
Più che la data di scadenza, a me consumatore interessa la data di imbottigliamento di una birra luppolata, ad esempio di una India Pale Pale. Il motivo è molto semplice, ci sono molti produttori, cito ad esempio Mikkeller e To Ol (forse perchè la mano dietro è la stessa?), che inseriscono per le loro IPA/APA/DIPA una scadenza di quasi due anni dalla data di produzione. Non tutti i consumatori sono evoluti a tal punto da saper dribblare una birra del genere con oltre un anno di vita, e non tutti i gestori dei locali sono attenti a questo dato, del resto la scadenza legale è abbastanza ampia, poco importa se dopo 6 mesi (ad essere buoni) quella birra inizia a decadere drammaticamente dal punto di vista organolettico. Ecco perchè il mezzo della data di imbottigliamento è l'unica via per garantire al consumatore totale libertà di scelta sull'acquisto.
Il birrificio può anche segnare un anno di scadenza alla sua IPA ma io sono libero di decidere di non comprarla se ha più di 4 mesi di scaffale del beershop.

venerdì 2 settembre 2016

Perennial Artisan Ales - Saison de Lis

Primo appuntamento su Diario Birroso per Perennial, il birrificio del Missouri che sta piano piano salendo alla ribalta fra gli appassionati. Ho stappato la loro Saison de Lis.

Siamo a St. Louis in Missouri. Nel settembre 2011 prende il via l'ambizioso progetto Perennial Artisan Ales, al cui timone vi sono Phil e Emily Wymore.
Phil si forma al Siebel Institute di Chicago, e inizia la sua avventura professionale presso Goose Island dove dapprima ricopre la funzione di birraio e successivamente di cellar manager dove apprende e sperimenta l'invecchiamento in botte. Nel 2009 lascia Goose Island per trasferirsi in un altro birrificio di Chicago, Half Acre Beer Company. Dopo appena un anno decide di tornare in Missouri con la famiglia e di avviare il proprio birrificio, Perennial Artisan Ales dove in sala cottura lavora con l'head brewer Cory King, un profondo ed appassionato conoscitore del mondo del vino e dei whisky.
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La mission di Perennial è quasi esclusivamente incentrata su birre di stampo belga con un occhio attento all'invecchiamento in botti e all'utilizzo dei lieviti selvaggi. Ogni sabato organizzano visite guidate che culminano con degustazioni nell'adiacente tasting room dove è possibile oltre che bere ed acquistare le birre, anche mangiare qualche piatto caldo.

lunedì 29 agosto 2016

Bevute da supermercato: Brasserie Du Bocq - Blanche de Namur

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata alle birre che possiamo trovare nel reparto birre del supermercato sotto casa. Birre buone a prezzo contenuto, che non guasta mai!

Dopo aver iniziato questa nuova rubrica con la Leute Bokbier, oggi è volta di una vera e propria icona della birra belga nel mondo: la Blanche de Namur! Anche i consumatori per nulla avvezzi alla buona birra non possono dire di non aver visto almeno una volta questa blanche prodotta dalla Brasserie du Bocq!
E anche coloro che oggi si professano grandi appassionati sicuramente,  hanno incrociato ed apprezzato la Blanche de Namur ai principi della loro avventura birrosa rimanendone ampiamente soddisfatti!

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Bevute da supermercato: Brasserie Du Bocq - Blanche de Namur

Tenendo sempre a mente i consigli sul come approcciarsi ad una birra al supermercato, mi preme sottolineare che la Blanche de Namur si trova praticamente in quasi tutte le catene della GDO. Oltre all'ampia diffusione, ha dalla sua parte il conveniente prezzo. Per fare un esempio, nel mio paese, al Conad si trovano spesso bottiglie da 75 cl a 3,60 €. Un prezzo che spinge a fare grande scorta sopratutto in questi ultimi scampoli di estate e in vista dei caldi settembrini che qui in Puglia ogni anno sembrano durare sempre di più, con mio sommo dispiacere.

lunedì 22 agosto 2016

Estate birrosa. Dove e cosa ho bevuto in vacanza.

Tornato dalle vacanze con un bagaglio di bevute e luoghi da raccontare!

L'estate volge ormai al termine, settembre fa capolino e le ferie si allontanano inesorabilmente.
Devo dire che non sono il tipo che desidera stare sempre in vacanza, anzi faccio parte di quella schiera di persone che amano le vacanze proprio perché sono limitate temporalmente; proprio perché dopo un po' si torna alla normalità!
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E dopo quasi un mese di silenzio anche Diario Birroso tornerà piano piano alla quotidiana normalità!
In queste vacanze estive mi sono rilassato molto e ho approfittato per girare una parte della mia amata Puglia che ancora non conoscevo bene. Naturalmente come avete potuto intuire dai miei aggiornamenti sulla pagina Facebook del blog, ho unito le canoniche vacanze al mare alle scorribande alcoliche in locali che avevo fin ad allora avevo solo sentito nominare concentrandomi quasi totalmente su birre italiane che normalmente arrivano con il contagocce in Capitanata.


martedì 26 luglio 2016

La birra e i cinque sensi. Come degustarla. Il tatto

Siamo giunti all'ultimo appuntamento della birra e i cinque sensi. Oggi è la volta del tatto!

Il percorso per iniziare ad approcciarsi alla bevuta consapevole di una birra ha toccato fino ad ora i quattro sensi principali: udito, vista, olfatto e gusto.
Vi starete chiedendo in che modo il quinto senso, il tatto, possa entrare in gioco durante la degustazione di una birra.

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La birra e i cinque sensi. Come degustarla. Il tatto
Vediamo innanzitutto come viene definito questo senso.
Il tatto è [...] quel senso che consente il riconoscimento di alcune caratteristiche fisiche degli oggetti (durezza, forma) che vengono in contatto con la superficie esterna del nostro corpo (pelle e mucose che comunicano con l’esterno). (fonte)

martedì 19 luglio 2016

La birra e i cinque sensi. Come degustarla. Il Gusto

Proseguiamo il percorso per iniziare a bere una buona birra con maggiore consapevolezza. Dopo i primi due appuntamenti dedicati a udito e vista e olfatto, ecco il momento che tutti bramiamo: l'assaggio!

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La birra e i cinque sensi. Come degustarla. Il Gusto

Cosa è il gusto? Proviamo a darne una definizione aiutandoci con la Treccani.
Senso specifico per mezzo del quale viene riconosciuto e controllato il sapore delle sostanze introdotte nel cavo orale.Gli organi del g. sono costituiti da particolari strutture, dette gemme gustative, contenute nelle papille linguali: fra le differenti varietà di cellule che compongono le gemme, solo quelle epiteliali del 3° tipo avrebbero la funzione di chemocettore, potendo reagire a stimoli chimici correlati con i quattro sapori fondamentali (amaro, acido, salato, dolce). Tali cellule presentano dei microvilli in corrispondenza della membrana su cui si stabilirebbe il legame della sostanza sapida con il recettore. Tale evento determina la trasformazione, più propriamente la transduzione, dello stimolo chimico nell’impulso elettrico che attiva la sinapsi. Non è chiaro se i recettori siano specifici per un solo sapore fondamentale o se ogni recettore abbia uno spettro di sensibilità più ampio. È stata confermata la teoria del recettore specifico per i sapori dolce e amaro, mentre meccanismi meno selettivi sono in causa per il salato e l’acido. Alcuni autori individuerebbero organi del g., oltre che sulla lingua, sul velopendulo, sulla faccia posteriore dell’epiglottide e nella faringe.

venerdì 15 luglio 2016

Bevute da supermercato: Brouwerij Van Steenberge - Leute Bokbier

Per acquistare una buona birra non è necessario recarsi tutti i giorni dal proprio beershop di fiducia. A volte è possibile scovare buone birre anche nei supermercati, risparmiando tempo e sopratutto soldi!

Come specificai in questo articolo, comprare una birra artigianale al supermercato non è certo un'utopia ormai. I consigli che riportai in quell'articolo devono chiaramente rimanere ben presenti nella nostra mente per evitare spiacevoli sorprese. Il motivo principale che ci spinge ad avvicinarci al reparto birre del supermercato è senza dubbio la convenienza; fattore imprescindibile. Quando viene meno il prezzo più basso rispetto agli altri canali (beershop ad esempio) il gioco non vale la candela.

Inauguro oggi una rubrica dedicata alle birre che potete tranquillamente trovare al supermercato, birre che ormai hanno una diffusione massiccia e arrivano quasi dappertutto.
Non avete quindi più la scusa che una buona birra costa troppo!

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Bevute da supermercato: Brouwerij Van Steenberge - Leute Bokbier
Partiamo subito da una birra belga facilmente reperibile nei supermercati Lidl. Io ho acquistato la confezione di Leute Bokbier della Brouwerij Van Steenberge,  con 4 bottiglie da 33cl in offerta a 3,99 €! Considerando che una bottiglia si trova nei beershop oltre i 3€, capite bene che questa è la convenienza di cui vi parlavo.

martedì 12 luglio 2016

La birra e i cinque sensi. Come degustarla. L'olfatto

Degustare una buona birra comporta l'interazione dei cinque sensi! Dopo il primo appuntamento con udito e vista, eccoci giunti ad un altro senso fondamentale: l'olfatto!

Dopo aver osservato per bene la nostra birra in tutta la sua bellezza, dopo aver carpito gli elementi visivi essenziali, la schiuma, il colore e il grado di limpidezza, ci apprestiamo ad iniziare la degustazione vera e propria.
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La birra e i cinque sensi. Come degustarla. L'olfatto
L'olfatto o odorato è uno dei sensi specifici e rende possibile, tramite i chemocettori, la percezione della concentrazione, della qualità e dell'identità di molecole volatili e di gas presenti nell'aria. Tali molecole sono chiamate odoranti. (Wikipedia)

lunedì 11 luglio 2016

Questioni di stile. Quando una birra si allontana dai canoni stilistici.

Nel mondo della birra l'esistenza di vari stili è cosa risaputa. La domanda che mi sono posto però è: perché se una birra non è in stile rischia di essere bistrattata dagli appassionati più fondamentalisti?

Chiariamo subito un concetto chiave: gli stili di birra sono un patrimonio storico e culturale che va tutelato e salvaguardato prima ancora che conosciuto e apprezzato.
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Qualche giorno fa però, mi sono fermato un attimo a pensare quanto questi stili a volte rischiano di limitare una buona birra. Mi spiego meglio.
Ho assistito moltissime volte a scene in cui l'appassionato di turno, stappa la sua bella birra ed esclama: <<è ottima ma non è in stile, quindi non mi piace!>>.
Da questa affermazione ho iniziato a ritenere che la questione degli stili brassicoli può rivelarsi un'arma a doppio taglio per i birrai di tutto il mondo.
Ogni birrificio tende a inserire in etichetta lo stile di riferimento di quella birra ma molto spesso il risultato finale è abbastanza lontano dai dettami canonici degli stili indicati.