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lunedì 8 gennaio 2018

The Lost Abbey - Ex Cathedra

Torna sul blog uno dei miei birrifici preferiti, The Lost Abbey con una delle ultime release dell'anno appena passato: Ex Cathedra.

Se seguite la pagina Facebook del blog avrete certamente notato che le festività appena terminate non sono state altro che l'ennesima occasione per stappare e condividere birre con amici e parenti.
Come primo articolo di questo 2018 ho volutamente scelto una birra molto particolare, proveniente da uno dei miei birrifici preferiti, The Lost Abbey, la creatura di Tomme Arthur che dal 2006 ha affiancato le birre Port Brewing con produzioni di stampo prettamente belga.
Nome del birrificio decisamente sui generis, etichette e bottiglie sempre curatissime in ogni dettaglio e nomi delle birre evocativi ed esoterici; ecco i tratti che fanno di The Lost Abbey un birrificio molto ricercato fra gli appassionati. Le birre ovviamente viaggiano a livelli qualitativi elevatissimi e grazie al cielo qualcosa arriva con una certa costanza anche in Europa da qualche anno.
Prezzi non del tutto competitivi ma ogni tanto si può fare uno strappo alla regola e acquistarne qualcuna. Qui trovate le birre passate sul blog.
The Lost Abbey - Ex Cathedra birra recensione birra artigianale blog

Nella primavera 2017 arriva come birra stagionale la Ex Cathedra. La birra di partenza è la quadrupel della casa, la Judgment Day, che riposa per ben 12 mesi in botti ex bourbon e alla quale vengono aggiunti zenzero, scorze di arancia ed altre spezie non specificate. Al solito etichetta meravigliosa e nome dal significato profondo e simbolico.
Non è la prima birra che i ragazzi di San Diego dedicano a misteri e riti pontifici, ricordo infatti la Sede Vacante, blend fra barley wine che hanno riposato in botti di diversa provenienza.

lunedì 16 ottobre 2017

EurHop 2017. Come è andata. Capitolo Secondo: resto del mondo

Secondo appuntamento con il racconto di EurHop, l'annuale festival che si tiene a Roma e riunisce il meglio delle produzioni italiane ed estere. E del resto del mondo che parlerò in questo articolo.

Come vi avevo anticipato nel capitolo dedicato all'Italia, EurHop quest'anno ha rilasciato una istantanea della scena italiana decisamente positiva. Complice anche la sempre attenta selezione dei birrifici scelti come rappresentanti dell'Italia al festival, mai come quest'anno si è avuto l'impressione che non abbiamo nulla da invidiare a nazioni notoriamente più avanti nel mondo brassicolo.
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Nel racconto del resto del mondo voglio partire con le delusioni di questo EurHop, che seppur poche e in trend discendente rispetto agli scorsi anni, son comunque giunte ma stavolta tutte da birrifici stranieri.
Partiamo da Bierol, interessante realtà austriaca di cui avevo letto un gran bene ma ancora non ero riuscito ad incrociare. The Padawan è la loro birra più rappresentativa e a me non è piaciuta affatto. Un'american pale ale deludente a mio gusto, con poco ordine negli elementi in gioco che l'hanno resa corta e poco piacevole. Assaggiata in apertura il venerdì, magari son stato sfortunato in quanto altri amici i giorni successivi me ne hanno parlato bene. Gli austriaci però si sono rifatti e alla grandissima con la Bomboclat, imperial porter di quasi 9 gradi con un'eleganza tostata notevole e un bel finale amaro.
Altra nazione, altra delusione, ma stavolta cocente visto che mi è costata ben 3 gettoni. Al banco di Magic Rock ho provato la Bearded Lady Islay, imperial stout di quasi 11 gradi che viene fatta riposare in botti ex whisky. Il passaggio in botte si prende tutta la scena, la parte torbata copre tutto il resto degli elementi e anche il grado alcolico ne risente, facendosi sentire sin dalle prime battute.
Anche gli inglesi si sono rifatti con il mio palato con la Common Grounds in versione Kentucky, notevole variante della già ottima Common Grounds!

lunedì 24 luglio 2017

Blackberry Farm Brewery - Brett Fruit Blend 2016

Esordio sul blog per una piccola ma interessante realtà del Tennessee. Ecco la Brett Fruit Blend della Blackberry Farm Brewery.


Walland, Tennessee. E' lì che idealmente ci trasferiamo stappando questa Brett Fruit Blend.
La Blackberry Farm Brewery si trova all'interno di un magnifico resort incardinato nel paesaggio delle Great Smoky Mountains ed esteso per circa 9.200 ettari. Il complesso è davvero immerso in un'atmosfera di quiete e relax. Le birre prodotte in loco quindi, sono solo una dei tanti servizi che Mary Celeste Beall, proprietaria del complesso, offre ai propri ospiti. Qui trovate una panoramica con una ricca gallery di foto mozzafiato. Qualora vogliate rigenerarvi anima e corpo fra le montagne del Tennessee, questo resort potrebbe fare al caso vostro.
Blackberry Farm Brewery - Brett Fruit Blend 2016 recensione birra diario birroso blog birra artigianale
Ma torniamo al birrificio, che fissa il suo core range su birre di ispirazione belga, soprattutto saison. Ne esistono quattro, che riprendono ovviamente nomi e stagionalità dell'anno, oltre alla classica che è  sempre disponibile. Non mancano tuttavia interessanti sperimentazioni, con frutta, utilizzo di botti e persino cereali locali. Elegante e curato il packaging scelto che prevede bottiglie da 37,5 o 75 cl con tappo in sughero naturale. In Europa stanno arrivando diverse referenze da circa un annetto, a costi non proprio economici tuttavia.


lunedì 10 luglio 2017

The Lost Abbey - Devotion

Approda sul blog un'altra grande birra targata The Lost Abbey, il birrificio californiano che ha incentrato buona parte delle sue produzioni alla scuola belga. Ecco la Devotion, un omaggio alle belgian blonde ale!

Stappare una birra Lost Abbey non è una cosa da tutti i giorni, vuoi per i prezzi non proprio economici, vuoi per una certa difficoltà di reperimento delle bottiglie, si finisce sempre per rimandare gli incontri con queste produzioni.
Devo ammettere tuttavia, che negli ultimi 2 anni le cose sono un po' cambiate; le birre californiane arrivano in Italia con una discreta continuità. Nel tempo ho quindi recuperato diverse referenze per la mia cantina; e in contemporanea cerco di concedermi qualche esemplare almeno un paio di volte all'anno.

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La Devotion fa parte della linea prodotta tutto l'anno, ed inoltre è disponibile ad un prezzo decisamente più accessibile rispetto agli standard del birrificio. La solita meravigliosa etichetta, raffigura un campo con verdeggianti filari di luppolo davanti ad un edificio campestre con accanto uno religioso (forse un monastero) e un trattore in primo piano.


venerdì 14 aprile 2017

Cigar City - Vanilla Hazelnut Marshal Zhukov's Imperial Stout

Approda sul blog la Marshal Zhukov's, russian imperial stout dedicata a Georgij Žukov, il generale sovietico che ha guidato l'esercito di Stalin! 

Non è la prima volta che una imperial stout prende il nome da figure legate alla Russia; del resto è la storicità dello stile che ha permesso agli uffici marketing dei birrifici, di legare questi prodotti all'Unione Sovietica. Dagli omaggi a zar e zarine, agli eroi dell'aviazione (la Igor's Dream di Two Roads), fino alle figure mistiche tipo Rasputin, al quale sono state dedicate moltissime birre, fra cui questa.
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Georgij Konstantinovič Žukov considerato tra i migliori generali della Seconda guerra mondiale, è stato definito come il "generale che non ha mai perduto una battaglia" e i soldati che combatterono sotto il suo comando lo ribattezzarono "Spasitél", il salvatore, e anche "Ariete", "Uragano", "Invincibile". (fonte

A lui Cigar City Brewing, birrificio di Tampa, in Florida, dedica una delle sue birre più rappresentative, la Marshal Zhukov appunto, inserendo la sua immagine persino in etichetta!
Pur avendo nella mia wishlist la versione base di questa birra, non ho potuto esimermi da cercare ed acquistare una delle varianti sul tema. Ratebeer ne conta ben sedici, compresa quella che mi sono trovato io fra le mani,con aggiunta di vaniglia e nocciole che ha visto la luce a fine 2016.

Considerati fra i migliori produttori americani di imperial stout, annualmente organizzano un mega festival per il rilascio della birra che ha fatto maggiormente le loro fortune, la  Hunahpu's Imperial Stout. Lo scorso 17 marzo si è svolto l'ottava edizione del Hunahpu’s Day con questa lista impressionante di birrifici, di cui uno solo italiano, il giovane Cr/Ak.
La storia di Cigar City parte nel 2009 ad opera di Joey Redner, figlio di Joe, padrone di uno strip club di Tampa e figura fondamentale nel mondo della lap dance. La storia del birrificio e del suo fondatore potete leggerla qui, io mi concentrerò su una vicenda che li ha coinvolti di recente.
Circa un anno fa infatti Cigar City, come spesso è accaduto e sta accadendo, fu individuato come target d'acquisizione da parte delle multinazionali della birra industriale. Il fabbisogno economico-finanziario e la voglia di espandersi maggiormente purtroppo, spesso, sono la molla che fa scattare la scelta di vendersi all'industria. Fortunatamente le cose non vanno sempre così e Cigar City fa saltare l'accordo con Ab InBev e viene acquisito da Oskar Blues, un altro birrificio craft.
I numeri che girano hanno dell'incredibile (circa 60 milioni di dollari) e ci forniscono una cartina tornasole sulla grandezza del movimento craft americano. Assurdo in Italia non solo pensare che un birrificio artigianale possa acquistarne un altro, ma sopratutto a quelle cifre. Un mondo davvero a parte, lontano anni luce dalle dinamiche nazionali e del Vecchio Continente.

giovedì 9 febbraio 2017

Fenomeno juicy. Provo a dire la mia.

Articolo interamente dedicato allo stile/non-stile più chiacchierato dell'ultimo anno. Provo a dire la mia alla luce delle cose lette e degli assaggi fatti.

In principio fu John Kimmich di The Alchemist che fece conoscere agli appassionati del New England un nuovo modo di intendere le American IPA. Le sue Heady Topper e Focal Banger restano le testate d'angolo di questa nuova tendenza brassicola.
Proviamo quindi a tracciare un ritratto di queste tipologie di IPA che per ora non sono ancora riconosciute ufficialmente come uno sotto stile ma stanno avendo un grande impatto sull'attuale situazione craft mondiale.
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Le caratteristiche della New England IPA altrimenti dette juicy sono poche ma ben precise: aspetto torbido/lattigginoso che ricorda un succo di frutta quasi (in molti casi questo elemento è portato davvero all'apice), aroma esplosivo di frutta, sopratutto esotica donata dalla pesante luppolatura (anche in dry hopping) ma anche dall'uso di cereali diversi dall'orzo maltato (specialmente l'avena) dalle caratteristiche di un ceppo di lievito (Vermont Ale oppure Burlington ad esempio) che dona note fruttate La somma di tutto è una morbidezza e rotondità al palato dove la componente amara tipica delle American IPA è relegata a ruolo di attore non protagonista.
Se volete cimentarvi nella produzione di questo stile vi consiglio questo articolo  di berebirra oppure questo di Lo-Fi Brews.
Dalle due birre di The Alchemist, considerate l'archetipo di questa tendenza, il mondo craft ha iniziato a produrre juicy estremizzando a volte il profilo.
In quella zona del Vermont tuttavia, due sono i birrifici che più di tutti hanno creato un vero e proprio culto di queste birre: Trillium, fresco vincitore di numerosi premi dal sito di rating Ratebeer, e Tree House. La produzione e la distribuzione delle produzioni di questi due birrifici avvengono con le stesse modalità già utilizzate da molti piccoli birrifici americani; nessuna rete di vendita, ma solo ritiro in loco in giorni prestabiliti e con limite di acquisto per singolo utente. Capite bene che queste modalitò non fanno altro che aggiunger hype e isterismo nella frangia più incallita dei beer geek di tutto il mondo. E pensare che solo un paio di anni fa se al tavolo ci arrivava una birra così torbida l'avremmo mandata indietro fra mille improperi. Come cambiano i tempi...
Nella folle rincorsa all'assaggio di queste birre, i due soli mezzi a disposizione di noi europei quindi sono un viaggio nel Vermont e il trading.

giovedì 19 gennaio 2017

The Alchemist - Focal Banger

Approda sul blog una birra leggendaria, divenuta un'icona fra gli appassionati di tutto il mondo. Una birra che ha reinventato il concetto di american IPA e sopratutto ha dato il via alle attualissime e inflazionatissime New England IPA. Ladies and gentleman: la Focal Banger del birrificio The Alchemist!


Introduzione volutamente ironica e quasi solenne per una birra che davvero desideravo provare da tempo, avendo letto in lungo e in largo opinioni estasiate e avendone ascoltato le lodi da parte di chi, di mia conoscenza, l'aveva provata.
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 Si tratta di una birra leggendaria non solo per la qualità espressa ma anche, come spesso avviene in questi casi, per la scarsa disponibilità delle lattine. I mezzi a disposizione degli impavidi appassionati, anzi chiamiamoli geek, sono essenzialmente due: il trading e un viaggio nel Vermont. Per quanto onestamente mi riconosca in alcune (molte? :-P) caratteristiche della categoria dei geek della birra, senza sfociare in isterismi fatti di file chilometriche in coda per avere una release particolare, ancora non mi sono lanciato nel contorto mondo del trading. Il trading consiste, in parole poverissime, in uno scambio di birre più o meno rare fra appassionati di nazioni diverse. E' un mondo che mi appare un pò complesso e a tratti confuso, pertanto ho sempre rinunciato a tentare la sorte mettendomi in lista per la ricerca di una birra che magari desidero parecchio.

martedì 17 gennaio 2017

Degustazioni random #5:Hoppin'Frog-Rocky Mountain BORIS, Tempest- Mexicake, Brewfist - La Trinidad El Pedro

Prima degustazione dell'anno in quel di Amarillo 34 a Foggia. Stappate tre chicche niente male per iniziare il 2017 in maniera ottimale!

Anno nuove, abitudini di sempre.
Non siamo mai domi quando si tratta di organizzare degustazioni di nuove birre! E così per iniziare l'anno allo stesso modo in cui avevamo lasciato il vecchio, ci siamo ritrovati da Amarillo34 per un'altra grande serata di tasting e sharing!

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Stavolta non avevamo molto tempo a disposizione quindi ci siamo concentrati "solo" su tre birre ma di livello e grado alcolico importante.
Dopo il consueto giro di pils targata Elch Brau, eccoci subito a stappare uno degli ultimi arrivi nella mia cantina personale. Manco volessi applicare un perfetto LIFO, contabilità alla mano, ecco subito uscire dai meandri della mia riserva una delle ultime release di Hoppin' Frog, il birrificio dell'Ohio maestro nelle imperial stout e nelle varie declinazioni barrel aged.
Fra i cavalli di battaglia del birrificio c'è la B.O.R.I.S. The Crusher, una delle loro innumerevoli imperial stout che ha fatto incetta di premi a vari concorsi. Dalla versione di base di questa oatmeal imperial stout, che assaggiai diversi anni fa rimanendo davvero colpito, ne sono uscite versioni di ogni sorta, invecchiate in botti oppure con aggiunte varie ed eventuali. Anche questa volta è il sito RateBeer a fornirci l'elenco completo della dinastia B.O.R.I.S..

martedì 20 dicembre 2016

Degustazioni random #4: Hoppin Frog- B.A. Frosted Frog Christmas Ale, The Lost Abbey - Track #10, The Bruery - Poterie, To Øl - Liquid Confidence

Un'altra grande serata di tasting e sharing, con grandi birre e solite conferme!

Per salutarci prima delle vacanze di Natale, io con gli altri ragazzi compagni di bevute, abbiamo deciso di organizzare l'ultima serata di degustazione in quel di Amarillo 34.

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La formula è sempre quella collaudatissima; ognuno dei partecipanti porta qualche bottiglia di livello e si condivide con il resto del gruppo.
Prima di partire nel vivo della serata, abbiamo deciso di mettere qualcosa nello stomaco. Per l'occasione, direttamente dalla Campania sono arrivate una enorme treccia con gli stessi ingredienti del famoso tortano napoletano, e l'immancabile pizza ripiena di friarielli e salsiccia!
Questa delizie culinarie sono state sapientemente innaffiate da litri di pils di Elch-Bräu, monumentale pils direttamente dalla Franconia. Intensamente erbacea, con un lungo finale amaro a pulire il palato invogliando ad un altro boccone e un altro sorso. Questa birra servita alla spina è ciò che desidero trovarmi nel bicchier...ooops nel boccale da mezzo litro...ogni volta che ordino una pils di stampo teutonico!


lunedì 7 novembre 2016

Degustazioni random #3: AleSmith-Wee Heavy, Struise-Cuvèe Delphine e Nogne-Dark Horizon

Sabato grande giornata di degustazioni! Trittico importante e di livello elevatissimo. Scopriamo nel dettaglio cosa abbiamo stappato!

Ricca giornata quella di sabato! Un caro amico decide di tornare per qualche giorno nella sua città natale, e allora quale migliore occasione per riunirci e stappare qualcosa?
La scelta delle birre è ponderata bene!
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Nel tempo abbiamo costituito una discreta cantinetta con alcuni acquisti condivisi; si tratta perlopiù di birre molto costose che è conveniente oltre che utile e sicuramente più interessante condividere con altre persone.
Decidiamo di partire dalla Wee Heavy del birrificio americano AleSmith! Sono sempre grandi emozioni quando si ha la possibilità di assaggiare qualche produzione del birrificio di San Diego, in California! Nome che non lascia spazio a libere immaginazioni. la Wee Heavy è l'interpretazione di AleSmith della wee heavy/scotch ale scozzesi.

martedì 27 settembre 2016

Ancora tasting night. Fra Nomad, Port Brewing e Westbrook

Eccomi a raccontarvi l'ennesimo tasting. Stavolta abbiamo toccato diversi continenti: dall'Australia con il birrificio Nomad all'America con Port Brewing e Westbrook.

Qualche sera fa abbiamo deciso di rintanarci nel nostro beershop di fiducia, per un folle turno infrasettimanale di tasting! Come se non bastassero i weekend a mettere a dura prova i nostri fegati!
La formula è pura e semplice, beer sharing puro, ognuno condivide con il resto del gruppo qualche bottiglia.
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Una volta arrivati al locale ognuno di noi mostra il proprio arsenale e si decide il percorso da seguire per la degustazione. Stavolta avevamo tre produzioni del birrificio australiano Nomad e due poderose birre americane.

venerdì 2 settembre 2016

Perennial Artisan Ales - Saison de Lis

Primo appuntamento su Diario Birroso per Perennial, il birrificio del Missouri che sta piano piano salendo alla ribalta fra gli appassionati. Ho stappato la loro Saison de Lis.

Siamo a St. Louis in Missouri. Nel settembre 2011 prende il via l'ambizioso progetto Perennial Artisan Ales, al cui timone vi sono Phil e Emily Wymore.
Phil si forma al Siebel Institute di Chicago, e inizia la sua avventura professionale presso Goose Island dove dapprima ricopre la funzione di birraio e successivamente di cellar manager dove apprende e sperimenta l'invecchiamento in botte. Nel 2009 lascia Goose Island per trasferirsi in un altro birrificio di Chicago, Half Acre Beer Company. Dopo appena un anno decide di tornare in Missouri con la famiglia e di avviare il proprio birrificio, Perennial Artisan Ales dove in sala cottura lavora con l'head brewer Cory King, un profondo ed appassionato conoscitore del mondo del vino e dei whisky.
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La mission di Perennial è quasi esclusivamente incentrata su birre di stampo belga con un occhio attento all'invecchiamento in botti e all'utilizzo dei lieviti selvaggi. Ogni sabato organizzano visite guidate che culminano con degustazioni nell'adiacente tasting room dove è possibile oltre che bere ed acquistare le birre, anche mangiare qualche piatto caldo.

mercoledì 31 agosto 2016

The Lost Abbey - Framboise de Amorosa

Altra perla dall'esoterico birrificio californiano The Lost Abbey. Con la Framboise de Amorosa, il birraio Tomme Arthur si avventura per la prima volta nel mondo delle sour ales con aggiunta di lamponi.

Come accade da diversi anni a questa parte, nel giorno del mio compleanno approfitto per tirare il collo a qualche bottiglia che ho in cantina da diverso tempo. Quest'anno è stata la volta di una delle birre più rappresentative del birrificio di San Diego, The Lost Abbey.
Riprendo i miei appunti per parlarvi della Framboise de Amorosa!

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Mi sono innamorato delle loro produzioni diversi anni fa, assaggiando la loro Gift of the Magi, e da allora ho una certa "devozione", passatemi il termine, verso questo birrificio. La scelta di impostare tutta l'immagine del brand su esoterismo ed evocazioni di figure religiose è stata poi il quid pluris per la mia ammirazione. Chiariamoci, non sono birre che bevo quotidianamente, vuoi per gli elevati costi, vuoi per la difficile reperibilità. Di tanto in tanto tuttavia mi concedo il piacere di qualcuna delle bottiglie che arrivano in Europa.

mercoledì 24 agosto 2016

Amager Bryghus - The Lady of Cofitachequi & Swole Mole

Torna sul blog il birrificio danese Amager Bryghus e lo fa con due birre nate a luglio in occasione dell'annuale Amarikanerdag!


Il prolifico birrificio danese non è nuovo a collaborazioni con birrifici americani. In occasione ad esempio di festival come il Copenaghen Beer Celebration organizzato da Mikkeller, approfitta dell'invasione di molti colleghi americani per brassare birre a tiratura limitate ma che in alcuni casi sono diventate col tempo veri e propri cavalli di battaglia di Amager.
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Amager Bryghus - Amarikanerdag 2016
Il 4 di luglio, data del giorno dell'Indipendenza americana, di ogni anno, tuttavia, è lo stesso Amager che organizza un festival in pieno stile americano, sia in fatto di tipologie di birre proposte sia di food. E in occasioni come questa vengono presentate diverse birre prodotte per quell'occasione con birrifici americani ospiti dell'Amarikanerdag. A luglio scorso le birre presentate erano cinque, con altrettanti birrifici americani presenti. The Lady of Cofitachequi prodotta con Fonta Flora (North Carolina), Game of Arms con Cigar City (Florida), Darkest of Suns con il girovago Stillwater Artisanal (Maryland), Linda – The Axe Grinder con Linda Haug (Minnesota) e infine la Swole Mole realizzata con i mitici Three Floyds dell'Indiana!

lunedì 18 luglio 2016

Great Divide - Yeti Imperial Stout

Direttamente da Denver una delle birre americane più rappresentative: la Yeti Imperial Stout del birrificio Great Divide.

Duemilasedici di Diario Birroso ricco di capisaldi della storia brassicola americana. Dopo Three Floyds, North Coast Brewing, Ballast Point e Stone, ecco un'altra perla proveniente dall'altra parte dell'Oceano: la Yeti Imperial Stout di Great Divide Brewing Co.!

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Brian Dunn è nato in Colorado ed è cresciuto in una famiglia che gli ha inculcato l'amore per il buon cibo e le buone bevande. Sul finire degli anni Ottanta ha preso l'aereo ed ha iniziato a viaggiare lavorando per cinque anni per la costruzione di aziende agricole. L'amore per la buona birra nasce in questo periodo, quando tocca con mano storia e tradizioni brassicole di altri paesi.
Tornato nella sua città natale conseguì la laurea nel 1993 e parallelamente iniziò a muovere i primi passi nell'homebrewing. La storia poi è quella comune a molti altri homebrewers americani, che si appassionarono a questo hobby per sfuggire alle piatte lager industriali fino a far divenire questo hobby un lavoro. Tutto nasce nel 1994, anno in cui prende vita la Great Divide Brewing Company in un vecchio stabilimento di produzione casearia.
Successo e riconoscimenti furono immediati ed oggi è uno dei birrifici cardine della storia craft americana.

martedì 5 luglio 2016

L'estate nel bicchiere. Birre per affrontare le torride giornate estive.

La colonnina di mercurio continua a salire verso vette allarmanti. Le città sono deserte e le spiagge iniziano ad affollarsi. L'estate a portata di bicchiere con una carrellata di birre per affrontare il sol leone.

Cari miei anche quest'anno per la mia somma (in)felicità è arrivato di gran carriera il caldo africano.
Lo so, sembra strano che un uomo del sud odi così tanto la bella stagione, ma il caldo per me è davvero insopportabile.
La cosa che più mi angustia è che queste temperature (oggi per esempio, il termometro segna 35°C) sono destinate ad aumentare. Ormai sono rassegnato, come sono rassegnato a dover passare ancora moltissimi giorni a lavorare in ufficio. Grazie al cielo a fine giornata posso dare tregua alla mia insofferenza bevendo qualche buona birra!
Ma quali sono le birre adatte per questa stagione? Di certo non possiamo stappare mostri da 10°!
E allora ecco qualche nome e qualche stile di cui fare incetta per riempire il vostro frigorifero-sopravvivenza in questa estate 2016.

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mercoledì 22 giugno 2016

Stone Brewing - Ruination IPA 2.0

La versione duepuntozero di una delle birre simbolo del birrificio californiano e di tutta la craft beer revolution americana! Approda su Diario Birroso la Ruination IPA di Stone!


Escondido, in California, è uno dei luoghi simbolo della rinascita del bere bene negli Stati Uniti. Nel 1996 Greg Koch e Steve Wagner avviano Stone Brewing, un birrificio che a distanza di poco tempo non solo rappresenterà un'icona della birra artigianale in tutto il mondo, ma diventerà anche il decimo birrificio craft americano per dimensioni. Le birre prodotte in questi anni hanno segnato un'epoca e rappresentano per l'appassionato un vero e proprio simbolo!
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Greg Koch

La figura che certamente accentra gran parte del fascino di Stone è quella del suo co-founder e attuale CEO, Greg Koch; un personaggio stravagante, anticonformista oltre che un abilissimo imprenditore. Il suo carisma unito alle sue capacità comunicative hanno fatto proseliti negli States e anche in Europa, dove il birrificio dall'inizio di quest'anno a Berlino, ha avviato la sua produzione nel nostro continente. Per molti considerato una sorta di Messia, altri decisamente no; questo è il logico rovescio della medaglia della forte personalità di Koch!
Lo scorso aprile, per due giorni è approdato in Italia per presentare il suo progetto berlinese che di fatto ha dato il via alla importazione delle sue birre anche nel nostro paese.
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Stone Brewing

giovedì 9 giugno 2016

Ballast Point: Sculpin IPA vs Grapefruit Sculpin IPA

Paradigma di cosa voglia di dire fare un'IPA negli States. Approda su Diario Birroso il mitico birrificio Ballast Point con la sua punta di diamante: la Sculpin IPA e la sorella Grapefruit Sculpin.

Sculpin, un tipo di pesce osseo appartenente alla famiglia dei Cottidae e diffusi prevalentemente nei mari e negli oceani dell'emisfero boreale, spacialmente nell'Oceano Pacifico. Hanno occhi grandi che sporgono sul profilo sul profilo dorsale del capo. Sulle pinne sono presenti degli aculei velenosi che provocano un forte bruciore. Non ho trovato grosse informazioni in merito alla commestibilità di questo pesce nonostante dalla Ballast Point fanno sapere che la carne di questo animale è molto prelibata. La specie raffigurata nella celebre etichetta dovrebbe portare il nome di Psychrolutidae. Come detto in questa occasione, è sempre emozionante trovarsi a stappare una birra la cui etichetta campeggia sull'header del blog!
Ballast Point: Sculpin IPA vs Grapefruit Scalpin IPA

Finita la lezione di ittiologia, parliamo un pò di birra adesso però, e andiamo a scoprire la storia di Ballast Point, un progetto partito nel lontano 1992 a San Diego in California. Qui, Jack White si lasciò conquistare dal fascino dell'homebrewing a tal punto da aprire un piccolo negozietto di materie prime per questo hobby., l'Home Brew Mart (qui trovate anche qualche ricetta realizzata dai due birrai). Nel retrobottega era solito sperimentare le proprie creazioni in compagnia del cliente, poi divenuto compagno di affari, Yusseff Cherney. Ballast Point Brewing vede la luce nel 1998 e le birre sono un successo clamoroso. Nel 2004 ampliano il loro impianto e danno il benvenuto a bordo a Colby Chandler, ex presidente della San Diego Brewers Guild, che fra le altre attività era anche l'organizzatrice della San Diego Beer Week. Nel corso del tempo il successo aumenta vertiginosamente e la produzione si arricchisce di spirits di vario tipo. Il birrificio ha regalato al mondo perle brassicole del calibro della Victory at sea oltre che appunto della Sculpin IPA. Sterminata la gamma produttiva che copre la maggioranza degli stili brassicoli con particolare predilezione per le birre luppolate. Ma come potrebbe essere altrimenti trovandosi a San Diego?!
A fine anno passato, il birrificio viene totalmente rilevato dal colosso Constellation Brands, come vi dissi in questo articolo; facendo precipitare l'appeal per i puristi del settore. Attualmente il presidente e CEO è Jim Buechler.
Come detto in quella occasione, io tendo sempre a far parlare il bicchiere ed eccomi qui a stappare e parlare delle loro birre.
Arrivano in Europa col contagocce oppure con trattamenti non proprio privilegiati, credo che in Italia invece nessuno le abbia mai importate. Ho avuto la possibilità di prenderne qualche esemplare assicurandomi su data di imbottigliamento e modalità di trasporto.
Sette gradi alcolici, 70 IBU (per gli amanti dei numeri) e ben quattro versioni diverse! La classica, la Grapefruit con pompelmo, la Pineapple con aggiunta di succo di ananas, e la Habanero realizzata con l'omonimo peperoncino.

martedì 31 maggio 2016

Una carrellata di birre per combattere i primi caldi.

Dimenticati i colpi di coda dell'inverno, sole e temperature elevate iniziano ad attanagliare le nostre città. Ecco allora una carrellata di birre per combattere i primi caldi!

Mentre il mondo industriale prepara l'arsenale delle bevande dissetanti per l'arrivo della torrida stagione, anche il mondo della birra artigianale sa come proporre al consumatore prodotti rinfrescanti e di carattere, utilissimi quando la colonnina del mercurio sale a dismisura.
Vi avevo già dato qualche dritta lo scorso anno in questo articolo, quindi stavolta vorrei ampliare il ventaglio delle scelte andando a pescare qualche stile in ascesa nell'ultimo periodo.
birre caldo blog birra artigianale diario birroso
La prima categoria di birre che mi sento di consigliarvi per combattere caldo ed arsura è quella delle ormai diffusissime fruit IPA! Attenzione: non si tratta di un vero e proprio stile, anche se alcuni le fanno rientrare nell'ampio alveo delle fruit beer! Come si intuisce facilmente dal nome sono delle IPA a cui viene aggiunta della frutta! Quindi la base di partenze è una birra che ha forti connatazioni fruttate, di frutta esotica ad esempio, con un buon apporto di amaro, alla quale viene aggiunta vera e propria frutta che richiama i sentori dati dai luppoli utilizzati. Non posso che partire citando una delle pietre angolari di questo non-stile, la Grapefruit Sculpin di Ballast Point, ossia la versione succosa della meravigliosa Sculpin del birrificio recentemente passato  a Constellation Brands.

martedì 12 aprile 2016

La primavera nel bicchiere. Birra, fiori ed erbe spontanee. Una panoramica (per #wildapril)

La primavera ha ormai mostrato la sua profumata e colorata presenza ovunque! Sapete che esistono birre che utilizzano fiori ed erbe spontanee? Eccone una panoramica!


Vi sarete sicuramente (?) chiesti come mai gli articoli relativi al mese di aprile del progetto StagioniAMO tardavano ad arrivare...
Eccovi allora la risposta: non arriveranno!
Ma non vi lascio certamente a bocca asciutta, sia chiaro!
Le menti di Teresa e Marzia, veri e propri vulcani di idee, simpatia ed entusiasmo, hanno pensato di omaggiare questo mese con un progetto originalissimo, al quale chiaramente son stato felicemente tirato dentro!
Vi spiego meglio.
La primavera ormai è arrivata da diverse settimane e ovunque è possibile ammirarne la sua presenza constatando la nascita di fiori ed erbe particolari! Teresa e Marzia con i fiori ci realizzano dei piatti!!!
Ma non è tutto! Il progetto #wildapril è strettamente connesso al tema della condivisione, infatti ognuno può inviare ricette e partecipare a questa raccolta che terminerà il 6 di maggio e finirà in un bel pdf da scaricare e portare sempre con sè! Per saperne di più vi consiglio di recarvi qui

Io, come vi scrissi qui, odio la primavera per via della mia allergia! Il profumo dei fiori mi manda letteralmente K.O....ma quando vengono usati per produrre birra le cose vanno decisamente meglio!
Ecco allora una breve carrellata di birre che hanno fra gli ingredienti fiori o erbe spontanee.