Diritto d'autore..questo sconosciuto
Carissimo visitatore, sono felice che la tua passione birrosa ti abbia portato su questo portale.
Augurandoti una buona navigazione, ti avverto, tuttavia, che è severamente vietato effettuare il "copia ed incolla" di un articolo o parti di esso.
Di fronte a tali comportamenti,privi di citazione, sarò costretto ad agire per vie legali contro coloro che non rispettano il sacro diritto d'autore..birrai e fruitori.

Translate

no copia/incolla

Visualizzazione post con etichetta Birrifici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Birrifici. Mostra tutti i post

martedì 10 ottobre 2017

Birre d'autunno. Una panoramica sugli stili più adatti alla stagione autunnale

Il 22 settembre è ufficialmente iniziato l'autunno. Con qualche giorno di ritardo ecco una bella panoramica sulle birre più adatte a questo periodo dell'anno!

Astronomicamente parlando, l'autunno ha fatto il suo ingresso il 22 settembre 2017 alle ore 22.02, nonostante le temperature (almeno qui al sud) non accennano ancora a livellarsi alle medie più consone a questa stagione.
Una seppur brevissima sferzata di aria fresca (che sia benedetta) ha definitivamente spazzato via un'estate a dir poco rovente, e mi ha convinto a scrivere il consueto articolo dedicato alle birre di stagione.



Ho scovato questa playlist di Spotify dedicata all'autunno; la condivido con voi...magari viene fuori qualche abbinamento musica/birra nelle serate autunnali in relax.

Birre d'autunno. Una panoramica sugli stili più adatti alla stagione autunnale
Fonte

Non sono un grande consumatore di frutta, non ne vado pazzo onestamente, ma se c'è una stagione che mi offre l'opportunità di invertire il trend, questa è certamente quella autunnale.
Non posso quindi non partire da uno dei primi stili italiani a tutti gli effetti: le birre alle castagne! Uno stile che una quindicina di anni fa era nella sua massima fase di espansione. La birra artigianale in Italia ancora non era stata sdoganata, i birrai italiani avevano l'idea di legare le proprie produzioni a qualche prodotto locale per avere riconoscimento in tutto il mondo. Nacquero così diverse interpretazioni di questo stile che oggi ormai non è battuto più così tanto. Il mercato in Italia è cambiato, il gusto si è evoluto e i birrai hanno ampliato le proprie vedute e non sono più così ancorati all'idea di legare per forza la birra al territorio. Uno stile che mi incuriosì molto i primi anni che ho iniziato a bere artigianale ma che onestamente non ha mai travolto completamente i miei gusti. Se ancora non avete provato una birra del genere è il momento di colmare la lacuna. Se volete qualche nome vi dico senza ombra di dubbio Birra Amiata, birrificio toscano che produce diverse tipologie di birra alle castagne utilizzando frutti del Monte Amiata.

giovedì 30 marzo 2017

Birrificio Lariano

Ritorna sul blog il Birrificio Lariano e lo fa con un articolo interamente dedicato alle sue produzioni!

Non ho mai nascosto i miei apprezzamenti per il lavoro e le birre del Birrificio Lariano, come accennato in questo articolo; ma da quando ho aperto il blog ho avuto modo di incrociarle soltanto nei festival. E' ora di colmare la mancanza divulgativa, visto che, con mia grande soddisfazione, da qualche mese riesco a trovare quasi l'intera gamma nel mio beershop di fiducia; avendo quindi la possibilità di berle e riberle con maggiore costanza.
Ho avuto fin da subito un impatto positivo con queste birre, sin dai primi assaggi diversi anni fa, quando il birrificio muoveva i suoi primi passi nel mondo della birra artigianale italiana.




Il Birrificio Lariano vede la luce a Dolzago, in provincia di Lecco, nel maggio del 2008 ad opera di Fulvio Nessi e Emanuele Longo, due homebrewers che decidono di abbandonare i propri percorsi lavorativi per puntare tutto sulla produzione della birra. Sin dagli inizi le produzioni spaziano fra i diversi stili di birra e iniziano a ricevere consensi anche a livello nazionale.
Inevitabile quindi l'upgrade dell'impianto e il connesso spostamento nel 2015 della sede a Sirone, sempre restando nella provincia di Lecco.
Quest'anno inoltre, Emanuele Longo si è piazzato al secondo posto nella prestigiosa classifica di Birraio dell'Anno.
Le attuali etichette, che raffigurano dei simpatici e coloratissimi animali, vedono la luce (credo-chiedo conferma o smentita) qualche tempo prima del trasferimento nella nuova sede.
Non sono un tipo che si lascia condizionare dalle etichette, ma sono onesto se dico che sono fra le etichette più belle che abbiamo nel panorama italiano. Il plauso per l'idea e la realizzazione, anche qui attendo eventuale conferma, è da fare a Laura Bossi ed Andrea Prenna.

lunedì 30 gennaio 2017

Assaggi di Tempest Brewing

Ancora un articolo dedicato ad alcuni assaggi in serie di un singolo birrificio. Oggi è la volta di Tempest Brewing, interessante realtà scozzese!

E' sempre una bella notizia quando riesco ad assaggiare con buona costanza qualche nuovo birrificio.
Ed è ancor più interessante quando di quel birrificio ne avevo sentito o ne avevo letto bene. Occorre tuttavia toccare sempre con mano e farsi una propria idea!

Assaggi di Tempest Brewing birre diario birroso blog birra artigianale recensioni

Stavolta è toccato a Tempest Brewing, birrificio scozzese attivo dal 2010 ad opera di Gavin Meiklejohn, ex cuoco che ha vissuto a lungo in Nuova Zelanda, dove ha iniziato a muovere i primi passi come homebrewer. Dal 2015 il birrificio ha sede a Galashiels, una cittadina di circa 14.000 anime nel Scozia sud-orientale.
Dal 2010 ad oggi Tempest ha realizzato una novantina di etichette stando a Ratebeer, buona parte delle quali in collaborazione con altri birrifici o non più in produzione.

lunedì 9 gennaio 2017

Assaggi di La Fucina

In Molise c'è un fermento brassicolo davvero interessante! Ecco una carrellata delle birre prodotte da uno dei birrifici molisani più importanti: La Fucina!

Primo articolo di questo 2017 e si parte subito forte con l'esordio su Diario Birroso di uno dei birrifici di maggior spicco della scena molisana: La Fucina!
Assaggi di La Fucina birra artigianale diario birroso
La Fucina
La fucina o forgia è una sorta di focolare a carbone con il quale i fabbri ferrai forgiano oggetti di vario genere. Per estensione del termine, in una sorta di sineddoche, spesso il termine fucina viene utilizzato per indicare l'intera bottega in cui gli artigiani (non per forza soltanto fabbri ferrai) fabbricano nuovi oggetti e nuove idee.
Da questi storici luoghi, popolati spesso nelle favole da folletti e strani esserini magici, prende il nome nel 2012 uno dei birrifici molisani di maggior successo: La Fucina di Pescolanciano, provincia di Isernia.
Nato come beerfirm, nel 2014 diventa vero e proprio birrificio acquistando un impianto di proprietà. Nell'estate 2016 viene inaugurato a Vastogirardi anche la Fucina Pub in cui la parola d'ordine, come del resto per le birre targate La Fucina, è legame con il territorio!
A guidare questi ambiziosi progetti vi è Angelo Scacco, che si autodefinisce sedicente birraio, e che avete avuto modo di conoscere in questa bella intervista. Insieme a lui ci sono i soci Giovanni Di Salvo, Gilbert Padula, e Simone Del Matto (secondo birraio) e  Nicolangelo Pellegrino (logistica).



lunedì 7 marzo 2016

Hammer

Marco Valeriani non devo certo presentarvelo io.
Uno dei più talentuosi birrai che possiamo vantare di avere, dopo aver donato a schiere di appassionati meraviglie brassicole sotto le etichette di Menaresta (io sono un folle fan della 22 La Verguenza), nel 2015 ha deciso di entrare a far parte di un ambizioso progetto: Hammer.
A Villa D'Adda, in provincia di Bergamo, la famiglia Brigati, imprenditori nel settore delle molle ma grandissimi appassionati di birra artigianale, hanno affidato a Marco il timone di un nuovo birrificio, che ha visto la luce lo scorso anno.
Se volete approfondire la storia del marchio e cosa si cela dietro questo progetto non solo dal punto di vista squisitamente brassicolo, vi lascio a questo straordinario contributo di Anna Managò.

martedì 1 marzo 2016

Assaggi di Cromarty Brewing Co.

Siamo nella meravigliosa Scozia, precisamente nell'estremità nord-orientale della penisola Black Isle.
Qui sorge un villaggio di circa 700 anime che può vantare di avere un birrificio omonimo: Cromarty.
A fine 2011 infatti, Craig Middleton, dopo aver fatto esperienze presso diversi birrifici fra cui la Odell Brewing in Colorado, decide di tornare in patria per aprire un proprio birrificio.
Con l'aiuto dei genitori inizia a mettere in piedi il suo progetto nella primavera del 2011 con l'intento di creare birre semplici ma di carattere, con un occhio di riguardo verso la scena americana che tanto gli aveva donato in termini di esperienza brassicola.


La contea di Cromartyshire sin dalla metà del 1700 era famosa in tutta la Scozia per la produzione dell'orzo che era spesso destinato alla fabbricazione della birra, sia a livello nazionale sia come esportazioni verso la Gran Bretagna. L'attuale edificio in cui sorge la Cromarty Brewing Co. fu fondato nel 1790 da George ed Alexander Ross. La produzione della birra andò avanti per diverse decadi fino a quando difficoltà finanziarie costrinsero i proprietari alla definitiva chiusura nel 1850.

mercoledì 10 febbraio 2016

Assaggi di Amager Bryghus

Amager Bryghus è un'isola a sud di Copenhagen che dal 2007 è divenuta la casa dell'omonimo birrificio guidato da due amici, Jacob Storm e Morten Lundsback, con alle spalle una decina di anni di homebrewing.
In poco tempo le birre di Amager si sono guadagnate un posto nel cuore non solo degli abitanti dell'isola ma anche di tutta la Danimarca.
Come spesso accade molte delle produzioni di questi birrifici scandinavi arriva alla ribalta internazionale grazie alle classifiche di Ratebeer. Ed è proprio il discussissimo sito di rating che più volte ha incoronato il birrificio danese come migliore della Danimarca.

Del resto alla Amager non hanno mai nascosto il loro interesse verso certe dinamiche, tanto da dedicare diverse birre ad uno dei raters più attivi della scena mondiale, Henrik Papsø aka Papsoe, che dopo qualche tempo sarebbe diventato il responsabile della comunicazione del birrificio!

Il mio incontro con Amager avvenne qualche anno fa grazie ad una bottiglia di Sloth, un'american pale ale, facente parte della Sinners Series, ossia una linea di sette birre dedicate ai sette vizi capitali. Per omaggiare l'accidia i ragazzi di Amager avevano deciso di usare un solo malto e un solo luppolo dedicando al settimo vizio capitale questa birra che raffigura in etichetta Sloth, il famoso personaggio dei Goonies!


lunedì 14 dicembre 2015

Schlenkerla

Non ho avuto ancora il piacere di visitare Bamberga, cittadina della Franconia, e vero e proprio scrigno brassicolo per ogni vero appassionato.
L'ho conosciuta meglio divorando il libro Birra in Franconia di Manuele Colonna e avvicinandomi al suo Macchè che di francone ha sempre qualcosa da mostrare.
Ho tentato di immaginarmela grazie ai racconti e le foto di Angelo.

Prima ancora l'ho gustata attraverso la sua birra più famosa, la Aecht Schlenkerla Rauchbier, universalmente riconosciuta come LA birra affumicata.
Ho appreso poi che è errato associare le rauchbier, le birre affumicate, a Bamberga. O meglio: è riduttivo. La birra che più identifica Bamberga è infatti la Ungespundet, come specificato dalle stesso Colonna nel suo libro.


La Brauerei Heller Trum è certamente il produttore più famoso di birre affumicate, e la sua märzen è il metro di paragone per chiunque voglia cimentarsi nella produzione di una rauchbier.
Si tratta di birra prodotte con malto affumicato su legno di faggio di almeno tre anni "vecchio".
La storia della Brauerei è indissolubilmente legata al nome, o meglio al soprannome di uno dei suoi storici proprietari, Andreas Graser, il quale, narra la leggenda, a causa di un incidente aveva qualche problema di deambulazione che lo costringeva ad una andatura claudicante. Schlenkerla è infatti un termine dialettale francone (il suffisso -la è usato nel dialetto di Bamberga) che indica una persona zoppa. Il buon Andreas è presente stilizzato sui tappi e sulle bottiglie da mezzo litro che ormai sono facilmente acquistabili in ogni beershop di livello.

Le birre prodotte sono sette di cui quattro stagionali, e se non vado errato solo la Kräusen non è disponibile in bottiglia. La caratteristica principale come detto è il processo produttivo che conferisce a queste birre il classico ed inconfondibile aroma e sapore affumicato.
Nel corso degli anni io ho fatto incetta prevalentemente della Märzen, che è quella più famosa e più facile da trovare assieme alle Weizen, ma con un pò di pazienza e fortuna ho provato anche la Helles e la Doppelbock.
Andiamo a scoprirle insieme.

martedì 24 novembre 2015

In Sicilia c'è fermento: Birra Trimmutura!

Qualche giorno fa ricevo una email da parte di un grande appassionato siciliano che era giunto sul mio blog leggendo qualche articolo trovato in rete.
Dopo qualche chiacchiera scambiata virtualmente mi comunica che ha scelto Diario Birroso per presentare al mondo la sua creatura appena nata.
Si tratta di un progetto tutto siciliano, composto da quattro amici uniti dalla passione per la buona birra e per il proprio territorio.
Ovviamente io sono stato ben felice di ascoltarlo e raccontarvi la sua storia, la storia di Birra Trimmutura!
La Sicilia è terra di vini, nero d'avola e zibibbo, di arancini e cannoli, arance e fichi d'india!
Ora si appresta ad essere anche terra di buona birra artigianale!
I quattro amici di Trimmutura sono Rosario Inzerillo, Dario Amedeo Martino, Ambrogio Orlando e Angelo Siragusa. E' proprio con lui che ho chiacchierato ed è lui che vi presenterà il progetto Trimmutura.
Mettetevi comodi: si va a Palermo!


giovedì 19 novembre 2015

Drink Moor Beer!

Siamo a Bristol, nella contea di Somerset, nella parte sud-ovest dell'Inghilterra.
Qui sorge uno dei birrifici inglesi più interessanti e solidi, che hanno contribuito alla new wave brassicola inglese lasciando spazio anche alla tradizione.
L'avventura inizia nel 1996 ad opera di Freddy Walker che avvia il progetto Moor in un vecchio caseificio. Le birre prodotte hanno un immediato successo e iniziano a vincere numerosi premi nei concorsi nazionali ma questo non basta a far entrare in crisi il birrificio che viene rilevato nel 2007 dai californiani Maryann e Justin Hawke.



martedì 3 novembre 2015

Assaggi di Birra dell'Eremo

Dall'Eremo di Assisi, il cantico di un'arte sconfinata, di una birra che dà un nuovo sapore alla tradizione.


È questo l'incipit presente sul sito ufficiale di Birra Dell'Eremo.

Uno sito fra i più curati che abbia mai visto fra i birrifici artigianali italiani che fa presagire che dalle parti dell'Eremo di Assisi nulla è lasciato al caso.

L'avventura di Birra Dell'Eremo inizia nell'estate del 2012 dalle menti di Enrico Ciani, il birraio, e Gertrude Salvatori Franchi che danno vita a questo progetto brassicolo a Capodacqua di Assisi, frazione del comune umbro che ha dato i natali al patrono d'Italia San Francesco.


lunedì 21 settembre 2015

Assaggi della 7 Fjell Bryggeri

Chi mi segue da un pò sicuramente avrà notato la mia attenzione verso la scena scandinava che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio importante anche nel panorama europeo.
L'articolo di oggi è dedicato al giovanissimo birrificio norvegese 7 Fjell.
Certamente la Norvegia ci ha già regalato ottimi produttori come Nøgne Ø oppure come Haandbryggeriet di cui vi parlai meglio in questa occasione.

martedì 8 settembre 2015

Tiny Rebel, Buxton e Lervig: grande abbuffata di stout!

Nell'ultima settimana ho notato qualche ventata di novità in tema birroso nel mio piccolo paesino di provincia.
Tralasciando l'ABC che ancora latita in maniera preocuppante fra gli addetti ai lavori, qualche bottiglia degna di nota, non so per quale congiunzione astrale, è arrivata e ovviamente il mio concittadino medio non se l'è filata manco di striscio. Novità che non viene spinta da chi l'ha messa in frigo accanto alle Corona Extra (e torna all'ABC di cui sopra).
Qui ci si preoccupa magari di decantare il drink different, Draught Master, di casa Carlsberg. Roba già vecchia per chi naviga in acque birrose. Passiamo oltre comunque.
Il titolo la dice lunga, ho approfittato dell'occasione (che son certo non tornerà più visto il sospetto con cui son stato osservato quando ho scelto quelle birre piuttosto che la Corona con il limone), e mi sono fiondato su produzioni che latitano anche nei locali a visione artigianale nelle mie zone.


giovedì 25 giugno 2015

Storie birrose: la Bianca del Gargano.

"Ogni birra ha una storia, ogni storia ha una birra".
E mai affermazione fu più azzeccata.
Oggi voglio presentarvi un progetto molto interessante che ha unito un giovane birrificio pugliese e un ristorante molto amato del Gargano. Sto parlando del birrificio foggiano Ebers e del Ristorante al Trabucco da Mimì.

domenica 17 maggio 2015

Una cascata di luppolo per l'ultima nata in casa Ebers

Torniamo a parlare del giovane birrificio foggiano Ebers che vi presentai in questa occasione. Nonostante abbia da poco compiuto il primo anno di etá, Ebers ha giá sfornato cinque creazioni brassicole, cimentandosi anche con i passaggi in botte, come nel caso della Nera di Troja. In questi giorni é stata presentata in giro per Puglia e Basilicata l'ultima nata, la Hopsfall.
Michele mi parlò di questa idea da diverso tempo con l'entusiasmo che lo contraddistingue e che inevitabilmente ti travolge quando interloquisci con lui sul mondo brassicolo.

martedì 12 maggio 2015

Ora et labora

In questi giorni il termine trappista è certamente stato utilizzato in lungo e in largo. Persino La Repubblica ha dedicato un intero articolo a questi simpatici monaci e i loro prodotti. Il motivo di questo fervore mediatico è la notizia diffusasi ufficialmente (notizie che era nell'aria ormai da tempo) nel primo pomeriggio di domenica relativa al riconoscimento della prima birra trappista italiana. Fino a pochi anni fa, diciamo fino al 2010, i birrifici che potevano fregiarsi del simbolo trappista erano solo 7 localizzati esclusivamente tra Belgio e Olanda. Negli ultimi anni la famiglia si è allargata e oggi se ne contano ben 11 sparsi ormai in tutto il mondo. Spesso si fa confusione quando si parla di birre trappiste e birre d'abbazia. Provo a mettere un po' di chiarezza.
Il marchio Trappistenbier è una sorta di tutela legale ottenuta per la prima volta in Belgio nel 1962 a seguito di un'azione legale promossa da Chimay. I requisiti per ottenere questa famigerata denominazione sono tre e sono totalmente slegati dalla tipologia di birra prodotta. Per questo motivo è errato parlare di birra trappista identificandola come uno stile con delle precise caratteristiche organolettiche. Ecco le tre regole per fregiarsi del prestigioso marchio esagonale:
1. La produzione deve essere affidata ai monaci o sotto la loro supervisione;
2. La produzione deve avvenire in un'Abbazia appartenente all'Ordine Cistercense della Stretta Osservanza (OCSO);
3. I profitti derivanti dalle vendite di questi prodotti devono esser devoluti per opere di carità o a fini sociali.

venerdì 17 aprile 2015

Baladin Xyauyù Kentucky

Il bello della birra artigianale come più volte detto è certamente la condivisione. Può essere intesa come condivisione di idee, di opinioni sulle birre bevute o più propriamente condivisione di birre vera e proprio.
E' stato quest'ultimo il caso della birra di cui vi parlo oggi. In occasione delle vacanze pasquali con dei cari amici abbiamo tirato il collo all'ultima creazione di Teo Musso, deus ex machina di Baladin.
Il birrificio Baladin di Piozzo non ha bisogno di presentazioni, tantomeno il suo birraio. Se vi siete avvicinati anche per una sola volta alla birra artigianale italiana probabilmente è merito suo, uno dei pionieri italiani in questo mondo. Eppure avrei da scriverne avendoci realizzato un capitolo intero della mia tesi magistrale...
Ma veniamo a noi...

venerdì 10 aprile 2015

Arbor Ales

Con l'articolo di oggi ci trasferiamo per un attimo in Inghilterra, precisamente a Bristol. Qui infatti parte l'avventura nel 2007 del birrificio Arbor. Storia abbastanza travagliata, fatta di aperture di pub e relative chiusure, poi ancora aperture. In tutto questo trambusto la produzione, che giá nei primi periodi di attivitá era di quasi una ventina di birre, si è ampliata in maniera esponenziale, contando fra le altre una serie infinita di single hop, ossia birra prodotte con una sola varietá di luppolo.

giovedì 19 marzo 2015

Nera di Troja

Oggi ritorno a parlare del birrificio Ebers, sito a Foggia. Birrificio che nel giro di circa un anno ha sfornato non solo ottime birre base (una blanche, un'american pale ale e una belgian blond ale), ma ha avuto il coraggio di proporre birre più ricercate e complesse. Coraggio ma anche consapevolezza dei propri mezzi sono stati gli ingredienti che hanno spinto il mastro birraio Michele Solimando a sperimentare l'affinamento in botti. Il passaggio in botti esauste infatti dona un nuovo vigore e carattere alle birre. Il legno contiene sostanze chimiche che durante la maturazione e il contatto con la birra ne determinano delle note legnose e altre sfumature. La lignina ad esempio a lungo andare dona piacevoli note di vaniglia. La porosità delle botti poi, fà si che la birra stia a contatto con l'aria attivando il processo di ossidazione che ovviamente deve essere tenuto ben a bada per evitare spiacevoli sorprese. Ancora, nelle botti vi è una presenza sterminata di microrganismi (lieviti selvaggi in primis) che regalano un ampio spettro olfattivo e gustativo che può risultare gradevole o meno.
A conferma del forte legame territoriale che Michele vuole imprimere in maniera netta alle sue creazioni, è stata scelta una botte che ha contenuto in precedenza un'eccellenza pugliese, il Nero di Troia. La barrique in questione proviene dalle cantine "Le Terre del Catapano" di Troia (Fg) di Mario Ciarmoli. La base prescelta per l'affinamento durato tre lunghi mesi è stata quella della Winters, old ale di cui vi parlai in questo articolo.
 Nome che non lascia spazio ad interpretazioni: Nera di Troja. Elegante etichetta in sughero e solita grafica pulita e diretta, come consuetudine del birrificio. Lievemente più alcolica (8,5°) della Winters si presenta con un colore bruno scuro con riflessi rubino. La componente vinosa già si avverte al naso, con un fruttato elegante, amarena su tutto ma anche altri frutti a bacche rosse.
In bocca ha un corpo medio, una carbonatazione lieve che tiene benissimo a bada i caratteri acidi più marcati. Ancora amarena e nette note vinose, con l'asprezza tipica del Nero di Troia. L'elevata tannicità del vino è magnificamente tenuta imbrigliata e i lievi sentori legnosi la fanno sconfinare nei territori dei vini sherry.
Si congeda con una lieve nota di mandorla amara, reminescenza della birra di partenza.
Creazione molto complessa e riuscita benissimo, a mio modo di vedere, che vuol essere l'anello di congiunzione fra il mondo della birra pugliese con quello del vino pugliese.
Da bere rigorosamente a temperatura di cantina, dopo cena accompagnata da una tavoletta cioccolato fondente.
Perfetta da sola o in compagnia di un sigaro....
Cheers!

venerdì 13 marzo 2015

Roba da beernerd: Omnipollo

L'articolo di oggi è interamente dedicato alla beerfirm svedese Omnipollo.
Cosa vuol dire beerfirm? Brevemente...s'intende un produttore che non possiede un proprio impianto produttivo ma si rivolge ad altri birrifici per creare le proprie birre. Generalmente ci si presenta con una propria ricetta e la si esegue presso quell'impianto. Ci sono invece anche casi in cui sia la ricette che tutto l'iter produttivo viene seguito dal proprietario dell'impianto affittato, che di fatto diviene quindi, il creatore della birra.
Qualcuno storce il naso in quanto vede la cosa come un espediente per evitare un grosso investimento, quale l'avvio di un vero e proprio birrificio. Vero in parte. La mia posizione? A me interessa ciò che ho nel bicchiere. Che sia stato bravo il committente o chi ha materialmente eseguito la ricetta, poco importa. La cosa che invece mi interessa è che non vi sia poca chiarezza nelle informazioni in etichetta. Se produci presso terzi, io devo leggerlo in etichetta.
La storia di Omnipollo parte nel 2010 a Stoccolma, dall'homebrewer Henok Fentie. La parte grafica viene curata Karl Grandin.
Nel giro di pochi anni la beerfirm svedese è diventata una vera e propria star fra i rater scandinavi e fra i beernerd incalliti.
Generalmente per le sue produzioni si appoggia al famigerato De Proef, che già ha fatto le fortune della beerfirm più famosa al mondo: Mikkeller. Non disdegna ovviamente di brassare altrove o imbastire vere e proprie collaborazioni.
Nel corso degli anni ho avuto modo di assaggiare quasi tutte le produzioni arrivate in Italia e devo dire che la mano di Henok è abbastanza distinguibile. Lo dico in quanto ho bevuto anche birre non prodotte da De Proef...