Ciao ragazzi, scrivo questo breve articolo dopo diversi mesi di silenzio per spiegare un pò la nuova linea di Diario Birroso.
Negli ultimi mesi è iniziato a diventare un pò troppo impegnativo garantire un tot di articoli a settimana, quindi per forza di cose ho dovuto rallentare la presa.
Questo blog è nato con l'intento di condividere le mie impressioni sul mondo della birra artigianale, cercando di stimolare gli avventori ad avvicinarsi a questa realtà.
Da subito ho cercato, e spero di esserci in parte riuscito, di dare un contributo curato per ogni articolo.
Attualmente il mio tempo libero a disposizione però si è ridotto notevolmente quindi occorreva prevedere un cambio di rotta al fine di offrirvi sempre il massimo in termini di qualità!
La scelta che ho intrapreso da qualche mese ormai è quella dell'aggiornamento quotidiano della pagina Facebook ufficiale del blog (qui il link diretto) lasciando questo spazio per articoli e tematiche meritevoli di maggiori approfondimenti.
Su Facebook troverete tutto: notizie, considerazioni, assaggi, eventi..insomma forse un servizio ancor più completo e sicuramente più immediato!
Vi aspetto quindi sulla pagina Facebook!
Cheers!
Diritto d'autore..questo sconosciuto
Carissimo visitatore, sono felice che la tua passione birrosa ti abbia portato su questo portale.Augurandoti una buona navigazione, ti avverto, tuttavia, che è severamente vietato effettuare il "copia ed incolla" di un articolo o parti di esso.
Di fronte a tali comportamenti,privi di citazione, sarò costretto ad agire per vie legali contro coloro che non rispettano il sacro diritto d'autore..birrai e fruitori.
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giovedì 25 ottobre 2018
venerdì 29 dicembre 2017
Il mio 2017 birroso
Siamo giunti alla fine di questo 2017 che è stato, manco a dirlo, ricco di birra artigianale.
Un anno intenso, con diverse occasioni che mi hanno portato in varie zone d'Italia per "verificare" sul campo, quanto la birra artigianale sia diventata parte del nostro vivere.
Le sortite a Roma sempre più frequenti mi hanno permesso di assaggiare birre altrimenti impossibili da ritrovare alle mie latitudine; e mi hanno permesso altresì di conoscere tante persone con le quali ho condiviso bei momenti e diverse decine di birre!
In questo articolo di fine anno non voglio stilare una classifica assoluta delle migliori bevute, in quanto molto hanno preso vita solo sulla pagina Facebook che vi invito ovviamente a seguire per tutti gli aggiornamenti quotidiani.
Ecco allora cinque articoli che hanno caratterizzato il 2017 birroso di questo blog, con l'augurio di una felice fine e un grandioso inizio 2018.
Un anno intenso, con diverse occasioni che mi hanno portato in varie zone d'Italia per "verificare" sul campo, quanto la birra artigianale sia diventata parte del nostro vivere.
Le sortite a Roma sempre più frequenti mi hanno permesso di assaggiare birre altrimenti impossibili da ritrovare alle mie latitudine; e mi hanno permesso altresì di conoscere tante persone con le quali ho condiviso bei momenti e diverse decine di birre!
In questo articolo di fine anno non voglio stilare una classifica assoluta delle migliori bevute, in quanto molto hanno preso vita solo sulla pagina Facebook che vi invito ovviamente a seguire per tutti gli aggiornamenti quotidiani.
Ecco allora cinque articoli che hanno caratterizzato il 2017 birroso di questo blog, con l'augurio di una felice fine e un grandioso inizio 2018.
- Una delle migliori bevute dell'anno è stata la Heritage 2013, ecco l'articolo completo e il confronto con la sorella minore.
- La mia intervista al campione uscente di Birraio dell'Anno: Marco Valeriani di Hammer
- La mia visione sull'importanza della preparazione di un publican.
- Qualche riflessione sull'importanza della freschezza di una birra.
- Viaggi e festival di questo 2017: da Milano al Trentino passando per l'immancabile Eurhop.
Vi ricordo inoltre che potete seguirmi su Instagram, Twitter e Untappd.
Buone feste e buona birra.
Cheers
mercoledì 29 novembre 2017
Riflessioni personali sul drink fresh.
Domenica mi trovavo, al solito, in giro per una birretta serale.
Ordinata la mia pinta, nella fattispecie la Koral di Hammer, e portata al naso, ho avuto un flash; improvvisamente ho formulato una riflessione sull'importanza della freschezza in una birra, come accennato la sera stessa sulla pagina Facebook del blog.
Ora voglio aggiungere qualche tassello a questa riflessione.
Ora voglio aggiungere qualche tassello a questa riflessione.
Facciamo un passo indietro però.
Come vi scrissi in questo articolo, io sono un fervido sostenitore del drink fresh, del consumo nel più breve termine possibile delle birre, sopratutto quelle a carattere luppolato.
Al netto degli isterismi che ultimamente hanno contaminato la scena italiana, l'accento sul consumo rapido di determinate birre è un fattore imprescindibile nella gestione di un locale.
Da appassionato e sopratutto seriale bevitore in questi anni una mia idea su cosa preferire nella scelta dei prodotti, me la sono fatta. E domenica sera i primi sorsi di quella Koral l'hanno cementata ancor di più.
Partiamo da un primo assunto fondamentale: in un buon 90% dei casi attendere per bere una birra e quindi farla invecchiare per mesi se non addirittura anni, è un'idea fallace.
I rari casi contemplati rappresentano comunque un rischio e sono sopratutto dedicati a tipologie di birre molto particolari che ben si prestano, almeno sulla carta, ad un consumo più dilatato nel tempo.
Se volete approfondire l'argomento, vi rimando a questo articolo.
Dall'assioma di cui sopra è facile dedurre che per preservare la freschezza e proprietà organolettiche della birra è indispensabile far ricadere la propria scelta su birre che non hanno passato buona parte della propria esistenza su camion e in magazzini non refrigerati.
Da consumatore la mia scelta sulle luppolate quindi ricade nel 99% dei casi, esclusivamente su birre italiane.
lunedì 2 ottobre 2017
Il Birrificio Hibu viene acquistato da Dibevit (Gruppo Heineken)
Ennesima acquisizione nel mondo craft italiano. Negli ambienti circolava la voce da tempo, ora è ufficiale: Hibu ha venduto alla società Dibevit del Gruppo Heineken.
Di seguito le parole di Raimondo Cetani, birraio di Hibu e Davide Daturi, A.D. di Dibevit Import srl.
Il fondatore e mastro birraio di HIBU, Raimondo Cetani, ha così commentato: “Era giunto il momento di crescere. L’incontro con Dibevit, realtà specializzata nella distribuzione di birre di alta qualità, ci offre l’opportunità di non rinunciare a ciò che siamo stati fino ad oggi, ingranando però una marcia in più. Non cambierà niente: andremo avanti con la stessa identità e filosofia, puntando come sempre sulla passione che ci caratterizza, in libertà, mai rinunciando alla qualità e alla creatività, verso prodotti sempre migliori”.
“Dibevit con l’ingresso di HIBU inserisce un marchio di eccellenza Made in Italy al proprio grande portfolio di brand premium e speciali. La nostra esperienza nella selezione e nella distribuzione Ho.Re.Ca di birra in Italia consentirà ai prodotti HIBU di raggiungere capillarmente tutto il mercato italiano.” commenta Davide Daturi, Amministratore Delegato di Dibevit Import Srl.
Di seguito le parole di Raimondo Cetani, birraio di Hibu e Davide Daturi, A.D. di Dibevit Import srl.
Il fondatore e mastro birraio di HIBU, Raimondo Cetani, ha così commentato: “Era giunto il momento di crescere. L’incontro con Dibevit, realtà specializzata nella distribuzione di birre di alta qualità, ci offre l’opportunità di non rinunciare a ciò che siamo stati fino ad oggi, ingranando però una marcia in più. Non cambierà niente: andremo avanti con la stessa identità e filosofia, puntando come sempre sulla passione che ci caratterizza, in libertà, mai rinunciando alla qualità e alla creatività, verso prodotti sempre migliori”.
“Dibevit con l’ingresso di HIBU inserisce un marchio di eccellenza Made in Italy al proprio grande portfolio di brand premium e speciali. La nostra esperienza nella selezione e nella distribuzione Ho.Re.Ca di birra in Italia consentirà ai prodotti HIBU di raggiungere capillarmente tutto il mercato italiano.” commenta Davide Daturi, Amministratore Delegato di Dibevit Import Srl.
venerdì 22 settembre 2017
Le 6 frasi ad effetto per sembrare un esperto di birra artigianale
Vuoi atteggiarti ad esperto di birra senza averne la minima conoscenza? Ecco sei frasi da imparare e ripetere per stupire il tuo pubblico!
DISCLAIMER: Articolo carico di ironia.Scriviamolo chiaro e tondo: la birra artigianale è diventata una moda!
Tutti ne parlano, tutti vogliono conoscerla, tutti vogliono provarla, tutti vogliono produrla e tutti vogliono venderla.
Se i primi tre casi rappresentano una cosa positiva, gli ultimi due un pò meno, specialmente se non si ha la benché minima idea del prodotto ma si vuole solo star al passo coi tempi.
Ovviamente l'inesperienza e voglia di apprendere sono una cosa positiva sia dal punto di vista del consumatore sia da quello del publican/birraio.
"Non si nasce imparati!" diceva il grande Antonio De Curtis! Se si è mossi da passione, il voler intraprendere il viaggio nella conoscenza, seppur lungo e potenzialmente infinito, è una dote da ammirare.
Purtroppo però la via più facile spesso, almeno nelle lande in cui abitualmente gravito, è mascherarsi da esperto ed appassionato davanti al proprio pubblico!
Che siate appassionati o meno, eccovi quindi sei frasi ad effetto per svolgere al meglio il ruolo sociale che avete deliberatamente scelto impersonare e svolgere!
venerdì 4 agosto 2017
Il blog va in vacanza.
Come di consueto il blog per buona parte del mese di agosto andrà in vacanza.
E' stato un anno molto intenso, ricco di spunti ed ovviamente bagnato sempre da buona birra artigianale!
L'attività a pieno regime riprenderà verso la fine di agosto, ma non temete...non vi lascio certo a bocca asciutta.
Seguitemi sulla pagina Facebook ufficiale per restare aggiornati sulle mie bevute durante le vacanze, che non mancherò di condividere con voi, connessioni permettendo.
Mi trovate anche su Twitter a questo indirizzo.
Questo è invece il mio nick su Untappd; mentre questa la mia pagina Instagram.
Vi auguro una buona estate sotto il segno della birra artigianale!
Cheers!
E' stato un anno molto intenso, ricco di spunti ed ovviamente bagnato sempre da buona birra artigianale!
L'attività a pieno regime riprenderà verso la fine di agosto, ma non temete...non vi lascio certo a bocca asciutta.
Seguitemi sulla pagina Facebook ufficiale per restare aggiornati sulle mie bevute durante le vacanze, che non mancherò di condividere con voi, connessioni permettendo.
Mi trovate anche su Twitter a questo indirizzo.
Questo è invece il mio nick su Untappd; mentre questa la mia pagina Instagram.
Vi auguro una buona estate sotto il segno della birra artigianale!
Cheers!
lunedì 3 luglio 2017
Birrificio del Ducato vende una quota a Duvel.
Era nell'aria da qualche giorno ma ora è ufficiale: Birrificio del Ducato ha venduto una quota all'industria Duvel Moortgat.
Di seguito il comunicato stampa:
Ricordo anche la legge italiana in materia che specifica cosi:
Pertanto da oggi un altro storico birrificio italiano non può più essere considerato (a livello anche legale) artigianale.
Di seguito il comunicato stampa:
BIRRIFICIO DEL DUCATO annuncia di aver scelto di intraprendere una direzione di consolidamento della propria struttura, senza voler passare dagli istituti bancari.
Si è deciso, infatti, di realizzare una sinergia con un importante gruppo di settore, che così ben comprende le dinamiche e le esigenze di un produttore di birra, ma con importanti e chiari punti di sintesi, che contraddistinguono l’accordo:
- SI CEDE UNA QUOTA DI MINORANZA, AL FINE DI POTER OTTENERE LE RISORSE NECESSARIE DA DESTINARE AL BIRRIFICIO DEL DUCATO, CHE COSI’ E’ IN GRADO DI PROGETTARE E DI REALIZZARE GLI INVESTIMENTI RITENUTI NECESSARI;
- L’ATTUALE PROPRIETA’ (GIOVANNI CAMPARI E MANUEL PICCOLI) MANTIENE MAGGIORANZA E DUNQUE IL CONTROLLO, PER ASSICURARE IL PROSEGUIMENTO DELLA IDENTITA’ DEL BIRRIFICIO DEL DUCATO, IL PROPRIO POSIZIONAMENTO,
LE MODALITA’ CON LE QUALI PRODUCE LA BIRRA E SI PONE SUL MERCATO.
L’impegno della proprietà e di tutti i collaboratori del Birrificio del Ducato,
sarà garantito e sarà ulteriormente valorizzato nel prossimo futuro.
Birrificio del Ducato ha deciso di collaborare con un partner, che ha fornito un contributo finanziario, ma che vista la sua importanza nel settore, dispone di una cultura e una tradizione di birra davvero approfondita, consapevole delle esigenze degli operatori del comparto e che dunque è in grado di aiutare a fronteggiare la crescita e gli investimenti.
L’obiettivo è creare una collaborazione che ci permetta di crescere, senza passare dalle banche. "In tutti questi anni abbiamo sostenuto la crescita della Birrificio ricorrendo a prestiti bancari e con mezzi propri", afferma il co-fondatore Manuel Piccoli. "Abbiamo raggiunto diversi obiettivi, a volte con grande difficoltà e le banche non sempre hanno capito il valore della nostra attività. Oggi vogliamo continuare ad affrontare la crescita con un partner che ha molto familiarità con il mondo della birra artigianale e ci può accompagnare nel nostro cammino. Abbiamo quindi stipulato un accordo di partnership con Duvel Moortgat ".
"Duvel Moortgat è entrato con una partecipazione di minoranza e non interverrà nelle decisioni di organizzazione e produzione", dice il co-fondatore Giovanni Campari.
"La gestione di Birrificio del Ducato rimane e rimarrà con noi fondatori: infatti Manuel e io abbiamo reinvestito nel birrificio stesso i proventi delle quote cedute".
Duvel Moortgat, fondata nel 1871, è un birrificio belga a conduzione familiare, altamente rispettato nel mondo delle birre artigianali, produce autentiche specialità come Duvel, Chouffe e Liefmans e vanta importanti partecipazioni in birrifici come Firestone Walker (USA), Boulevard (USA), Ommegang (USA), ‘t IJ (NL). Conosce pertanto le esigenze dei birrifici artigianali che cercano di produrre qualità.
Ricordo anche la legge italiana in materia che specifica cosi:
Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.
Pertanto da oggi un altro storico birrificio italiano non può più essere considerato (a livello anche legale) artigianale.
martedì 13 giugno 2017
Se l'industria acquista i siti di rating
Qualche considerazione in merito all'ultima novità in tema di acquisizioni da parte dell'industria. Dopo i birrifici. è stata la volta del più famoso sito di rating: Ratebeer!
In questo inizio di giugno molte delle notizie del web beer oriented riguardano le strategie delle multinazionali del settore per cercare di scardinare il microcosmo craft.Fare una cronistoria completa degli attacchi dell'industria al mondo artigianale sarebbe davvero complessa oltre che lunga.
La prima volta che parlai di questa lotta in atto fu in occasione dell'acquisizione di Ballast Point ad opera del colosso Constellation Brands; che pur non rappresentando di certo una novità nel mondo craft americano, a suo modo poneva ancora di più forti dubbi sul destino dell'indipendenza dei birrifici artigianali.
In Italia ci siamo accorti di questa guerra in atto molto tempo dopo; dapprima con il tentativo pretenzioso e assurdo di Carlsberg nei confronti del locale romano Luppolo Station, chiusosi con un nulla di fatto, come ampiamente preventivabile.
Il vero shock il mondo della birra artigianale italiana lo ha avuto con l'acquisizione da parte di AB-InBev di Birra del Borgo, una delle realtà italiane più floride nonchè uno dei birrifici che ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita della scena italica.
Forse solo allora anche il neofita ha preso coscienza della vera minaccia dell'industria.
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Credits |
L'ultima azione di questo grande disegno è stata l'acquisizione (in parte) di Ratebeer sempre ad opera del colosso AB-InBev, vero padrone del mercato della birra mondiale. Non era mai accaduto prima d'ora che il lato oscuro (passati il termine un pò cinematografico) si spingesse persino nei territori più inesplorati anche dagli appassionati stessi, le terre dei raters!
Se seguite il mio blog avete sicuramente già sentito parlare di Ratebeer, il più grande e famoso sito di beer rating che ha visto aumentare notevolmente la sua popolarità grazie alle annuali classifiche che vengono stilate a fine anno. Migliori birre, migliori birrifici, i migliori esempi declinati stile per stile, e persino i migliori utenti, i raters più prolifici. Insomma un meccanismo mica male, che negli anni ha ingolosito la comunità di raters sopratutto perchè spesso i birrifici premiavano gli individui più prolifici a suon di birre celebrative.
Un mondo dai contorni folli ma decisamente interessante.
lunedì 5 giugno 2017
La battaglia dell'industria contro la birra artigianale finisce in una fiction!
Nella puntata di Tutto Può Succedere 2, una scenetta davvero singolare ha messo in risalto, in maniera negativa, la birra artigianale.
Non seguo molto la tv nazionale, men che meno le fiction che generalmente spopolano; ma nei giorni precedenti una scena dell'ultima puntata di Tutto Può Succedere 2, è balzata agli occhi dell'appassionato nostrano.La puntata potete rivederla a questo link e la scenetta incriminata la trovate al minuto 19 circa.
In pratica i due protagonisti bevendo una birra iniziano ad aggettivarla in maniera dispregiativa chiedendosi se sia potabile. Viene inoltre precisato che quella birra è una birra artigianale.
La fiction targata Rai è molto seguito, potendo vantare infatti uno Share 18%, ossia 4 milioni di spettatori. Capite bene che un messaggio denigratorio, fuorviante e generalizzato sulla birra artigianale ha un impatto notevole sulla sua immagine.
Unionbirrai ha emesso un comunicato stampa in cui condanna fermamente questo tentativo di screditare il lavoro di tanti artigiani che producono eccellenze italiani.
Lungi da me dire che tutta la birra artigianale è buona, ma generalizzare è sempre errato, sia da una parte che dall'altra.
Di seguito il comunicato stampa.
La birra artigianale italiana discreditata nella fiction “Tutto può succedere” in onda su RAI 1Roma, 5 giugno 2017 – Il giorno 1 giugno, su RAI 1, alle 21.25, è andata in onda la fiction “Tutto può succedere”.Succede, in effetti, di tutto. All’interno del programma si assiste ad una denigrazione della birra artigianale che questo Direttivo non può non stigmatizzare.Nel botta e risposta tra due protagonisti – solo per fare un esempio “assaggia e dimmi se è potabile questa bevanda”, “fa schifo”-, vi si riconosce l’esplicito intento degli autori, in modo peraltro chiaramente decontestualizzato dalla trama, di far passare il messaggio per cui birra artigianale equivale a birra di scarsa qualità. Stante la diffusione nazionale del format televisivo (Share 18%, 4 milioni di spettatori), nonché la sua popolarità, pare ancora più evidente la volontà di gettare discredito su un prodotto che ad oggi rappresenta una delle eccellenze nell’ambito agroalimentare italiano, proprio per la selezione di ingredienti naturali di alta qualità e per il particolare processo produttivo che mira ad esaltarne il gusto ed il pregio organolettico.La birra artigianale, che questa associazione di categoria tutela e diffonde da anni a livello nazionale e internazionale, rappresentando un punto di riferimento con 200 aziende associate, conta oltre 1000 etichette italiane ed impiega 2000 persone, che arrivano a toccare quota 4000 con l’indotto. Non solo. Il prodotto artigianale non si propone al consumatore con i medesimi standard seriali delle multinazionali. Per questo motivo la birra artigianale ha ricevuto adeguato riconoscimento anche dalla legge italiana che nel 2016 ne ha definito, tutelandolo, il metodo produttivo. L’aver inserito in una fiction di successo frasi quali quelle che abbiamo ascoltato e riportato testualmente, significa procurare un danno alle centinaia di piccoli produttori indipendenti di birra artigianale che, non senza difficoltà, si muovono per portare valore in ambito brassicolo.Quanto avvenuto è per noi inqualificabile ed integra quegli estremi di gravità per il quale Unionbirrai si riserva il diritto di agire per via legale.
martedì 21 marzo 2017
Artigianale e industriale: convivenza possibile?
Oggi provo a dire la mia riguardo la vecchia ed annosa questione della possibile convivenza all'interno di uno stesso locale di birre industriali e birre artigianali.
Fugo subito ogni dubbio o equivoco derivante dal titolo: per me NON è possibile.
O meglio non è auspicabile, se non come un inizio verso un passo più grande.
Ma andiamo per gradi.
Qualche settimana fa, sul web birrario, si è discusso a lungo e in maniera anche abbastanza accesa sulla presenza o meno di alcune birre artigianali in locali con un'impostazione decisamente lontana da questo mondo.
Comprendendo bene che il nocciolo di quella questione non era la semplice coesistenza nello stesso locale di due modi di intendere e fare birra contrapposti. ha acceso, o meglio riacceso in me, qualche riflessione pur spostandomi su altri livelli.
Partiamo dal fatto che non è il luogo a fare la differenza! Non è lì che risiede il problema.
Negli Stati Uniti i grandi birrifici craft piazzano le proprie birre anche nei negozi delle area di servizio, oppure nei chioschi di street food. Onestamente l'idea di fare tappa in Autogrill e mangiare un camogli accompagnato da una buona birra italiana, non mi dispiace affatto, anzi!
Per la mia visione della birra, tutto gira attorno alla professionalità di chi la somministra, come spiegavo meglio in questo articolo.
lunedì 6 marzo 2017
Il mestiere del publican
Qualche riflessione sul mestiere di publican.
Oggi inizia la Settimana della Birra Artigianale e io voglio buttare giù qualche pensiero in relazione ad una delle figure più importanti dell'intera filiera della birra: il publican.
Mutuato dalla tradizione inglese, la parola publican, ossia il gestore/proprietario di un pub, viene utilizzata ormai anche in italiano. Tuttavia è una parola spesso abusata, e a mio modesto avviso, poche sono le figure che possono fregiarsi di questo titolo. Eh si, perché non basta possedere un locale, mettere quattro birre in croce per diventare un buon publican!
Diversi anni fa mi piacque molto uno scritto del blog Hoppy-Hour, che attualmente credo sia stato chiuso, una sorta di inno al publican perfetto. Qui è stato riportato integralmente qualora vogliate leggerlo. E' uno scritto attualissimo, con cui mi ritrovo totalmente in accordo.
Uno degli elementi fondamentali, oltre alla conoscenza del prodotto e all'estrema competenza in materia, è la passione. Occorre davvero porre l'accento su questo elemento a mio avviso imprescindibile. Appassionarsi alla birra artigianale 15 anni fa voleva dire fare un salto nel vuoto, rischiare tutto per il solo amore e la sola passione verso questa bevanda. Io ricordo ancora uno dei pub storici del mio territorio e il suo compianto proprietario, che dovette inserire nel suo menu anche birre industriali per evitare di attirarsi le ire dei clienti. Era l'epoca in cui avere una seppur piccola selezione di birre belghe in un locale, qui, nel profondo Sud Italia, era motivo di orgoglio e di vanto. Magari non era remunerativo, ma per chi ha passione può bastare anche poco per sentirsi ripagati ed appagati. Ero appena maggiorenne forse, e la birra ancora non faceva parte della mia vita come oggi, ma scovare una tantum, in quel posto, qualche birra dall'etichetta particolare e dai sapori diversi, era un diletto che mi piaceva moltissimo.
martedì 14 febbraio 2017
Questione di freschezza!
Oggi provo a dire la mia su una delle più annose questione che attanaglia il mondo della birra artigianale, dai birrai ai fruitori, passando per i venditori. Parlo della freschezza delle birre. Quando è necessaria?
Sabato pomeriggio mentre sorseggiavo in quel di Amarillo34, una Killer Queen di Hammer infustata da meno di una settimana, mi è venuto in mente di scrivere un pezzo sull'importanza della freschezza in una birra, al netto chiaramente del fanatismo e dell'isteria.
Ma andiamo per gradi.
Se navigate un pò nel mare magnum della birra artigianale, una delle prime cose che credo avete assimilato è che una birra che ha nell'apporto del luppolo la sua peculiarità principale, deve essere consumata quanto più fresca possibile.
Il motivo principale, senza voler entrare in dettagli chimici che mastico poco, è che il profilo luppolato viene scalfito dal passare del tempo, al netto di una conservazione ottimale.
Del resto, il grido Respect hops, consume fresh! è, o quantomeno dovrebbe essere, un must da inserire in etichetta, per ogni birraio assennato.
Il discorso tuttavia non può essere totalmente rimesso nelle mani del birrificio, ma è utile che sia equamente distribuito durante tutta la filiera, lasciando al consumatore finale la facoltà di decidere se bere o meno una determinata birra a tot mesi dall'imbottigliamento.
E' proprio da questo dato che è utile, secondo me, partire.
Più che la data di scadenza, a me consumatore interessa la data di imbottigliamento di una birra luppolata, ad esempio di una India Pale Pale. Il motivo è molto semplice, ci sono molti produttori, cito ad esempio Mikkeller e To Ol (forse perchè la mano dietro è la stessa?), che inseriscono per le loro IPA/APA/DIPA una scadenza di quasi due anni dalla data di produzione. Non tutti i consumatori sono evoluti a tal punto da saper dribblare una birra del genere con oltre un anno di vita, e non tutti i gestori dei locali sono attenti a questo dato, del resto la scadenza legale è abbastanza ampia, poco importa se dopo 6 mesi (ad essere buoni) quella birra inizia a decadere drammaticamente dal punto di vista organolettico. Ecco perchè il mezzo della data di imbottigliamento è l'unica via per garantire al consumatore totale libertà di scelta sull'acquisto.
Più che la data di scadenza, a me consumatore interessa la data di imbottigliamento di una birra luppolata, ad esempio di una India Pale Pale. Il motivo è molto semplice, ci sono molti produttori, cito ad esempio Mikkeller e To Ol (forse perchè la mano dietro è la stessa?), che inseriscono per le loro IPA/APA/DIPA una scadenza di quasi due anni dalla data di produzione. Non tutti i consumatori sono evoluti a tal punto da saper dribblare una birra del genere con oltre un anno di vita, e non tutti i gestori dei locali sono attenti a questo dato, del resto la scadenza legale è abbastanza ampia, poco importa se dopo 6 mesi (ad essere buoni) quella birra inizia a decadere drammaticamente dal punto di vista organolettico. Ecco perchè il mezzo della data di imbottigliamento è l'unica via per garantire al consumatore totale libertà di scelta sull'acquisto.
Il birrificio può anche segnare un anno di scadenza alla sua IPA ma io sono libero di decidere di non comprarla se ha più di 4 mesi di scaffale del beershop.
giovedì 9 febbraio 2017
Fenomeno juicy. Provo a dire la mia.
Articolo interamente dedicato allo stile/non-stile più chiacchierato dell'ultimo anno. Provo a dire la mia alla luce delle cose lette e degli assaggi fatti.
In principio fu John Kimmich di The Alchemist che fece conoscere agli appassionati del New England un nuovo modo di intendere le American IPA. Le sue Heady Topper e Focal Banger restano le testate d'angolo di questa nuova tendenza brassicola.Proviamo quindi a tracciare un ritratto di queste tipologie di IPA che per ora non sono ancora riconosciute ufficialmente come uno sotto stile ma stanno avendo un grande impatto sull'attuale situazione craft mondiale.
Le caratteristiche della New England IPA altrimenti dette juicy sono poche ma ben precise: aspetto torbido/lattigginoso che ricorda un succo di frutta quasi (in molti casi questo elemento è portato davvero all'apice), aroma esplosivo di frutta, sopratutto esotica donata dalla pesante luppolatura (anche in dry hopping) ma anche dall'uso di cereali diversi dall'orzo maltato (specialmente l'avena) dalle caratteristiche di un ceppo di lievito (Vermont Ale oppure Burlington ad esempio) che dona note fruttate La somma di tutto è una morbidezza e rotondità al palato dove la componente amara tipica delle American IPA è relegata a ruolo di attore non protagonista.
Se volete cimentarvi nella produzione di questo stile vi consiglio questo articolo di berebirra oppure questo di Lo-Fi Brews.
Dalle due birre di The Alchemist, considerate l'archetipo di questa tendenza, il mondo craft ha iniziato a produrre juicy estremizzando a volte il profilo.
In quella zona del Vermont tuttavia, due sono i birrifici che più di tutti hanno creato un vero e proprio culto di queste birre: Trillium, fresco vincitore di numerosi premi dal sito di rating Ratebeer, e Tree House. La produzione e la distribuzione delle produzioni di questi due birrifici avvengono con le stesse modalità già utilizzate da molti piccoli birrifici americani; nessuna rete di vendita, ma solo ritiro in loco in giorni prestabiliti e con limite di acquisto per singolo utente. Capite bene che queste modalitò non fanno altro che aggiunger hype e isterismo nella frangia più incallita dei beer geek di tutto il mondo. E pensare che solo un paio di anni fa se al tavolo ci arrivava una birra così torbida l'avremmo mandata indietro fra mille improperi. Come cambiano i tempi...
Nella folle rincorsa all'assaggio di queste birre, i due soli mezzi a disposizione di noi europei quindi sono un viaggio nel Vermont e il trading.
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venerdì 30 dicembre 2016
Il mio 2016 birroso
Anche quest'anno volge al termine; ormai è tempo di resoconti. Ecco il mio 2016 birroso!
Come ogni anno siamo giunti all'ultimo articolo di questo anno.
E' stato un 2016 intenso, pieno di grandi novità, di viaggi, di festival e di grandi birre ovviamente!
Ho conosciuto tanti nuovi appassionati ed è stato piacevole passare le serate in loro compagnia davanti ad una buona birra.
Fare una classifica assoluta chiaramente esclude tante grandi birre, ma ci provo lo stesso a stilare la mia top 5 del 2016 birroso!
1. Poterie - The Bruery
2. Yeti Imperial Stout - Great Divide
3. Westvleteren XII
4. Framboise de Amorosa - The Lost Abbey
5. Three Floyds/Mikkeller - Risgoop
Come ogni anno siamo giunti all'ultimo articolo di questo anno.
E' stato un 2016 intenso, pieno di grandi novità, di viaggi, di festival e di grandi birre ovviamente!
Ho conosciuto tanti nuovi appassionati ed è stato piacevole passare le serate in loro compagnia davanti ad una buona birra.
Fare una classifica assoluta chiaramente esclude tante grandi birre, ma ci provo lo stesso a stilare la mia top 5 del 2016 birroso!
1. Poterie - The Bruery
2. Yeti Imperial Stout - Great Divide
3. Westvleteren XII
4. Framboise de Amorosa - The Lost Abbey
5. Three Floyds/Mikkeller - Risgoop
Con mia grande sorpresa e nemmeno a volerlo fare di proposito, con questo articolo arrivo a quota 107 articolo pubblicati nel corso del 2016; stesso numero del 2015. Questo curioso dato mi entusiasma perché fra mille impegni lavorativi riesco sempre a trovare un momento per scrivere qualcosa in maniera più o meno costante.
Ecco allora i tre articoli più letti di altrettante rubriche:
Vi auguro una serena fine di 2016 e un grande inizio del nuovo anno.
Brindate naturalmente stappando buona birra!
Seguitemi sulla pagina Facebook e su Instagram (il_Triggia23) per tutti gli aggiornamenti sulle mie bevute!
Ancora auguri!
lunedì 31 ottobre 2016
Halloween: 3 birre da sorseggiare guardando 3 film horror
La notte delle streghe è giunta anche quest'anno! Ecco un simpatico giochino di abbinamenti inusuali: birra e film, horror naturalmente!
Come lo scorso anno, anche stavolta è un articolo abbastanza frivolo e spensierato questo di oggi, dedicato alla festa di Halloween, la festività di origine celtica che un tempo veniva identificata come il Capodanno celtico.In questa notte infatti il velo fra il regno dei vivi e il regno dei morti diveniva sottilissimo tanto che questi ultimi potevano tornare a passeggiare nei luoghi dove erano vissuti. In realtà la Samhain altro non era che la fine dell'estate, che coincideva con l'ultimo raccolto prima dei rigidi inverni che avrebbero attanagliato le popolazioni celtiche. Se volete farvi un'idea più precisa date un'occhiata a questo link.
Con il passare del tempo Halloween ha assunto una connotazione prettamente commerciale specialmente negli Stati Uniti, dove la festa è davvero sentita molto. L'abitudine di vestirsi da mostri e streghe e girare per le strade per il Trick or Treat, dolcetto o scherzetto; è divenuta la vera essenza di questo periodo! Non mancano feste a tema horror e naturalmente film e libri!
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lunedì 1 agosto 2016
Il blog va in vacanza.
Dopo un intenso anno di lavoro, degustazioni ed articoli sono giunte le meritate ferie!
Il blog pertanto si prende una piccola pausa per ritornare a pieno regime la seconda decade di agosto.Non temete però, non vi lascerei mai a bocca asciutta.
Seguite la pagina Facebook ufficiale, che sarà costantemente aggiornata sulle mie scorribande birrose e non solo!
Per gli amici che preferiscono il cinguettio di Twitter potete trovarmi qui.
Se utilizzate Untappd potete aggiungermi ai vostri contatti cercandomi con il seguente nickname: il_triggia23.
Stesso discorso e stesso nickname per Instagram.
Che dire? Buona estate a tutti, buone bevute e ci si rivede prestissimo con un altro anno carico di buona birra artigianale!
Cheers!
lunedì 11 luglio 2016
Questioni di stile. Quando una birra si allontana dai canoni stilistici.
Nel mondo della birra l'esistenza di vari stili è cosa risaputa. La domanda che mi sono posto però è: perché se una birra non è in stile rischia di essere bistrattata dagli appassionati più fondamentalisti?
Chiariamo subito un concetto chiave: gli stili di birra sono un patrimonio storico e culturale che va tutelato e salvaguardato prima ancora che conosciuto e apprezzato.Qualche giorno fa però, mi sono fermato un attimo a pensare quanto questi stili a volte rischiano di limitare una buona birra. Mi spiego meglio.
Ho assistito moltissime volte a scene in cui l'appassionato di turno, stappa la sua bella birra ed esclama: <<è ottima ma non è in stile, quindi non mi piace!>>.
Da questa affermazione ho iniziato a ritenere che la questione degli stili brassicoli può rivelarsi un'arma a doppio taglio per i birrai di tutto il mondo.
Ogni birrificio tende a inserire in etichetta lo stile di riferimento di quella birra ma molto spesso il risultato finale è abbastanza lontano dai dettami canonici degli stili indicati.
martedì 26 aprile 2016
Ab-InBev acquista Birra del Borgo. Come cambia l'Italia artigianale
Il colosso belga Ab-InBev acquista il 100% del birrificio artigianale italiano Birra del Borgo.
Quali scenari di cambiamenti si aprono nell'Italia artigianale?
E' stata la notizia più commentata delle ultime ore (fra i miei contatt è stata anche più importante della scomparsa di Prince), da quando venerdi in anteprima nazionale Andrea Turco sul suo Cronache di Birra ha dato la notizia della cessione del birrificio Birra del Borgo al colosso Ab-Inbev.
Del resto c'era da aspettarselo, come vi scrissi a novembre il tessuto della birra artigianale italiana avrebbe retto solamente qualche altro anno ancora. In realtà le cose hanno subito una brusca accellerata e la mia previsione si è rivelata fin troppo moderata. Da venerdì uno dei birrifici storici dell'Italia artigianale è passato sotto il controllo della multinazionale del settore birra industriale.
Come si legge nel comunicato ufficiale questa collaborazione (viene definita così) "darà a Birra del Borgo, uno dei più grandi produttori di birra artigianale in Italia, un'occasione unica per avviare gli investimenti necessari a favorirne lo sviluppo pur continuando a gestire autonomamente la propria attività e a definire le linee di crescita del brand. AB InBev fornirà il supporto necessario per consentire a Birra del Borgo di ampliare il suo know how e le infrastrutture, di continuare a innovare e creare nuove produzioni. Il fondatore, Leonardo Di Vincenzo continuerà a guidare Birra del Borgo come Amministratore Delegato della società.".
Al netto degli intenti messi nero su bianco nel comunicato stampa, è innegabile che le cose fra gli appassionati di birra nostrani cambiano eccome. Una notiza del genere, oltre ad essere un fulmine a ciel sereno, apre nuove scenari che prima forse immaginavamo soltanto.
Cerco di chiarire subito una cosa; un'acquisizione di questo tipo vuol dire una sola cosa: la birra artigianale italiana è salita talmente alla ribalta da aver attirato le attenzioni dei pesci grossi dell'industria birraria. E questo io lo leggo come una vittoria per chi dopo anni di sacrifici e investimenti, ha dedicato la propria vita in un progetto che anni fa era altamente rischioso. Per questo motivo io non mi schiero assolutamente nelle fazioni che rimproverano Leonardo Di Vincenzo per aver venduto la sua creatura all'industria! Del resto leggendo in giro e parlando in questi anni con diversi birrai, mi sono fatto un'idea ben precisa: c'è una parte di loro disposta a sacrificare il lato romantico per qualcosa di più economicamente solido. Nulla di più giusto. Non mi risulta infatti che in Italia esista un birrificio no profit che ha iniziato a produrre per il solo scopo di dissetare gli italiani gratis. Siamo seri! Bussiness is bussiness! E la birra artigianale lo è!
Ma questo non è il modo in cui intendo io la birra artigianale! Non è questo il mondo che mi ha rapito anni fa! E vi spiego perchè...
giovedì 31 marzo 2016
Smartphone e birra artigianale. Ecco qualche utile applicazione.
Una breve carrellata sulle migliori (a mio avviso) applicazioni che ogni appassionato di birra artigianale deve avere sul proprio smartphone!
Da qualche anno a questo parte, ognuno di noi possiede uno smartphone, strumento divenuto indispensabile per rimanere aggiornati con il resto del mondo.
Non sono un fanatico del cellulare all'ultimo grido, ma sarei ipocrita se dicessi che sono fermo all'età della pietra in fatto di tecnologia. Lo smartphone per me è stata la vera rivoluzione, e il mio utilizzo si riflette anche per la mia grande passione: la birra artigianale.
Non sono un fanatico del cellulare all'ultimo grido, ma sarei ipocrita se dicessi che sono fermo all'età della pietra in fatto di tecnologia. Lo smartphone per me è stata la vera rivoluzione, e il mio utilizzo si riflette anche per la mia grande passione: la birra artigianale.
Da diversi anni ho scovato e testato alcune applicazioni che reputo utili per chi, come me, passa la maggiorparte del proprio tempo fuori casa. Sono sei semplici applicazioni che mi permettono di avere le informazioni giuste al momento giusto. Sono da poco migrato su iOS ma ho ritrovato la maggioranza delle app che avevo su Android; in altri casi ho ovviato con piccoli accorgimenti che vi spiegherò.
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martedì 2 febbraio 2016
I paradossi dei miei conterranei.
Disclaimer.
Questo articolo è scritto di getto, senza filtri e senza censure.Se qualche mio conterraneo si sente offeso non è un problema mio.
Racconto solo i fatti.
Quando abiti in una provincia birrariamente (e non solo) dimenticata da Dio certe cose non ti sorprendono più di tanto.
Quando sei consapevole che la tua zona nel 2016 vive ancora in una sorta di brodo primordiale (a voler essere buoni) della birra artigianale, non ti aspetti che Stone scelga di aprire un brewpub sotto casa tua.
Sei rassegnato alla dimensione mediocre con cui sei costretto a scontrarsi tutti i giorni, da anni.
Ormai ti sei fatto l'abitudine, ma rimane pur sempre una cosa che non ti va a genio.
Da quando la birra ha preso il sopravvento totale della tua vita, ne hai viste di tutti i colori e sentite altrettante.
All'inizio della decade degli anni 2000 ti divertiva andare il sabato pomeriggio in giro per centri commerciali e negozi di alimentari sperduti a cercare una Chimay Blue.
Ti piaceva l'emozione di scoprire una bottiglia di birra artigianale nelle retrovie di uno scaffale impolverato.
L'animo umano però è colmo di speranza, sempre e comunque, e seppure sai bene che è utopico credere che nel giro di poco tempo apriranno locali di grande livello, sai bene anche che il piattume prima o poi sarà smosso.
Povero stolto!
Racconto solo i fatti.
Quando abiti in una provincia birrariamente (e non solo) dimenticata da Dio certe cose non ti sorprendono più di tanto.
Quando sei consapevole che la tua zona nel 2016 vive ancora in una sorta di brodo primordiale (a voler essere buoni) della birra artigianale, non ti aspetti che Stone scelga di aprire un brewpub sotto casa tua.
Sei rassegnato alla dimensione mediocre con cui sei costretto a scontrarsi tutti i giorni, da anni.
Ormai ti sei fatto l'abitudine, ma rimane pur sempre una cosa che non ti va a genio.
Da quando la birra ha preso il sopravvento totale della tua vita, ne hai viste di tutti i colori e sentite altrettante.
All'inizio della decade degli anni 2000 ti divertiva andare il sabato pomeriggio in giro per centri commerciali e negozi di alimentari sperduti a cercare una Chimay Blue.
Ti piaceva l'emozione di scoprire una bottiglia di birra artigianale nelle retrovie di uno scaffale impolverato.
L'animo umano però è colmo di speranza, sempre e comunque, e seppure sai bene che è utopico credere che nel giro di poco tempo apriranno locali di grande livello, sai bene anche che il piattume prima o poi sarà smosso.
Povero stolto!
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