Ai microfoni virtuali di Diario Birroso stavolta c'è Angelo Scacco, birraio e fondatore del birrificio molisano La Fucina!
Le battute sull'esistenza del Molise e dei suoi abitanti davvero si sprecano, ma fortunatamente i molisani sono dotati di grande autoironia e rispondono alle frecciatine con un sorriso.Un centinaio di km mi separano da questi territori e in questo ultimo anno di scorribande alcoliche, ho avuto modo di toccare con mano il grande fermento che questa piccola regione sta vivendo. Ve ne avevo già parlato in questo articolo del FrankenBier Fest di Campobasso tenutosi dai ragazzi di Hops Up. In quell'occasione ho conosciuto Angelo Scacco, birraio e fondatore del birrificio La Fucina di Pescolanciano in provincia di Isernia. Dopo quella serata passata in sua compagnia ci siamo incontrati nuovamente in altre occasioni fino a che non abbiamo deciso di rendere pubblico cosa ci siamo detti! Angelo è un tipo molto diretto, molto ironico e cosa non meno importante ha la grande dote dell'autoironia. Tenendo bene in mente questa cosa, tuffatevi in questa chiacchierata!
Ciao Angelo, benvenuto su Diario Birroso! Parlaci un pó
del tuo progetto, La Fucina, come nasce, da quante persone è composto e quale è
la vostra filosofia.
Grazie mille a te! Diario Birroso a noi ci piace assai…non ho detto a caso noi, perché negli ultimi tempi molti stanno identificando la Fucina con me, che oltretutto sono un sedicente birraio, ma in realtà La Fucina è un progetto molto ampio, compagine societaria composta da 3 soci, io, Giovanni Di Salvo e Gilbert Padula (socio americano con la passione per la birra artigianale), ma quello che ci rende più orgogliosi è aver potuto assumere 2 ragazzi di Pescolanciano, Simone del Matto (mio secondo birraio) e Nicolangelo Pellegrino (Logistica)…questo perché il nostro paese, Pescolanciano, da tempo non vedeva iniziative imprenditoriali, e La Fucina è stata di incentivo per tutti noi, nel cercare di smuovere questa immobilità. Siamo ancora più soddisfatti se ci guardiamo indietro…La Fucina è nata appena 4 anni e mezzo fa…nel marzo 2012…ed eravamo solo una beer firm, quindi abbiamo prodotto utilizzando impianti di altri, utilizzando le ricette da homebrewers che avevamo elaborato negli anni. Se poi aggiungiamo che io e Giovanni siamo tornati in Molise dopo diverse esperienze fuori regione, mi sembra chiaro il motivo per cui traspare tanto orgoglio nelle mie parole. Tornando con i piedi per terra, anzi con la faccia sotto i tuoi piedi, mi pare chiaro che siamo un birrificio con una altissima concentrazione di cazzari, perché ci piace vivere questo mondo in maniera poco seria, poco bacchettona, da qui i nomi di alcune birre, da qui i miei siparietti durante i tap take over oppure gli eventi birrai (non capita spesso che un birraio dica: a me questa mia birra mi fa cagare). Credo che tutta questa nostra voglia di rompere degli schemi che si stanno costruendo, derivi dalla mia passata esperienza professionale (si dice che io sia stato un consulente di strategia aziendale), in pratica vengo da un mondo nel quale domina la formalità ed a volte le sovrastrutture. Ecco visto che sono riuscito ad avere una mia azienda…non vedo perché io non possa rompere certi schemi che mi stanno alquanto sui cosiddetti. Però voglio chiarire che siamo cazzari alla radice, ma solo dal punto di vista comunicativo…qui il primo punto è che le birre devono essere buone, fatte bene e che quando si deve faticare nessuno, me in primis, si può tirare indietro (aspetti positivi e negativi del mio lavoro precedente me li sono portati dietro).







